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di memoria, cultura e molto altro...    Ravenna, 19 Ottobre 2007

 
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La Terra morirą...
tra 5miliardi di anni

  A quanto sembra la nostra vecchia Terra potrebbe farcela a sopravvivere oltre l'età che le è stata concessa (concessa, sia ben chiaro, non dai soliti indovini da strapazzo che maneggiano carte, ma dai modelli dell'evoluzione stellare).
  Anno più anno meno, dunque, la Terra dovrebbe giungere al suo capolinea fra cinque miliardi di anni quando il nostro Sole, stufo di bruciare idrogeno, incrocerà le braccia alterando i suoi collaudati equilibri. Come conseguenza, la nostra stella comincerà a lievitare come una ciambella dentro a un forno e da gialla diventerà rossa (è strano come non lo sia ancora diventata – rossa di vergogna intendo dire - dopo tutte le porcherie che le è dato di vedere sulla Terra!) e a poco a poco fagociterà Mercurio e Venere.


  Il veloce Mercurio e "o bel pianeto che d'amar conforta" (Purgatorio, I, 19), dunque, avrebbero già il loro destino segnato mentre la nostra Terra sarebbe al limite, ma pure lei potrebbe terminare i propri giorni dentro alla pancia del Sole.
  Tutto questo, come detto, accadrà fra cinque miliardi di anni e dunque non c'è da preoccuparsi. Si racconta invece che alcuni anni fa, durante una pubblica conferenza del professor Girolamo Fracastoro, uno del pubblico restò colpito dalla storia che la Terra sarebbe finita inghiottita dal Sole e chiese al professore di ripetere il concetto. E il professor Fracastoro ribadì che fra cinque miliardi di anni la Terra sarebbe finita dentro al Sole.
  A questo punto il signore del pubblico commentò: "Meno male, avevo capito fra cinque milioni di anni!". Questa che potrebbe sembrare una barzelletta è invece una storia veramente accaduta e potrebbe essere utilizzata per dimostrare come un certo senso dell'immortalità sia ben radicato dentro al nostro Dna.
  Ma torniamo al destino della Terra perché proprio recentemente un team di astronomi capeggiati dall'italiano Roberto Silvotti ha scoperto un pianeta che sarebbe sopravvissuto alla fase di "gigante rossa" della stella attorno alla quale orbitava, la cui sigla è "V 391 Pegasi B". Si tratta di una stella "variabile", che tradotto in soldoni vuol dire che l'oggetto non presenta una luminosità costante, ma variazioni periodiche e quando ci si trova di fronte a questi fenomeni l'ipotesi più verosimile è che la variazione periodica di luminosità sia determinata dal passaggio periodico davanti alla stella di un oggetto che in qualche modo ne oscuri la luminosità. E dopo sette anni di studi si è arrivati alla conclusione che l'oggetto "oscurante" è senz'altro un pianeta.
  Il pianeta, però, non è proprio come la Terra, ma ha la struttura di un pianeta gigante avendo una massa tre volte quella di Giove. Ma anche V 391 Pegasi B è una stella da record. La sua temperatura superficiale, infatti, è di 30 mila gradi e si tratta pertanto della stella più calda fra tutte le stelle conosciute e provviste di un proprio sistema planetario.
  Morale della favola, dunque, fra cinque miliardi di anni la Terra potrebbe uscire indenne e così il nostro geoide potrà continuare a tessere le sue ellissi attorno al Sole. Le "ellissi".
  Ricordate le considerazioni gaddiane nella "Cognizione del dolore": "Ma che cosa era il sole? Quale giorno portava? Sopra i latrati del buio. Ella [la madre, n.d.r.] ne conosceva le dimensioni e l'intrinseco, la distanza dalla Terra, dai rimanenti pianeti tutti: e il loro andare e rivolvere; molte cose aveva imparato e insegnato: e i matemi e le quadrature di Keplero che perseguono nella vacuità degli spazi senza senso l'ellisse del nostro disperato dolore".
  E dunque mentre la Terra percorrerà le sue ellissi dolorose, i terrestri potranno continuare le loro infinite discussioni intorno alla riforma elettorale o a quella delle pensioni oppure potranno seguire tranquillamente alla tivù la miliardesima puntata dell'Isola dei famosi, con una Simona Ventura, però, un pochetto invecchiata. E‚ probabile che a quell'epoca qualcuno abbia accolto il grido di dolore levatosi dal petto degli italiani per realizzare finalmente il sogno biscardiano della "Moviola in campo", uno dei problemi che da sempre ha assillato l'umanità. Mah!
  Ma speriamo che il Sole faccia il suo dovere e possa azzerare il tempo terrestre. Si ripartirà da zero e ricomincerà un'altra storia o, chissà, la solita storia. Conoscendo i terrestri, però, è più probabile che si verificherà la seconda ipotesi. E proprio per questo motivo spero tanto che le leggi dell'evoluzione stellare possano avere il sopravvento.

  

Franco Gàbici

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Giornalista Professionista, pluriennale esperienza, anche di direzione, in quotidiani, periodici e case editrici di libri, profonda conoscenza del Web e di tutti i maggiori software (da QuarkxPress a Word, OpenOffice, Front Page, BBedit, Adobe PhotoShop, Adobe Acrobat, Scansoft Pdf Converter Professional, DNL, ReaderWorksPublisher, Transmit, Fetch, Eudora,  WinZip, WinRAR, StuffIt, ABBYY Fine Reader), in grado di operare professionalmente sia in ambiente Windows che Mac, utilizzando collegamenti FTP in ambedue le piattaforme,  mette a disposizione la sua competenza esperienza e professionalitą come content webmaster,  come coordinatore in remoto di team operativi per l'ideazione, lo sviluppo e l'aggiornamento di portali, come docente in corsi o master per la preparazione di professionisti della comunicazione online. Se interessati a questa figura professionale inviare una e-mail ad ed@simonel.com specificando nel Soggetto: Inserzione 4247A. Sarete direttamente contattati dall'interessato.

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Franco Gàbici (Ravenna, 22 maggio 1943). Laureato in fisica, è direttore del Planetario e del Museo di scienze naturali di Ravenna. Giornalista pubblicista, collabora con articoli di scienza e costume ai quotidiani Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno, Avvenire e all'inserto "Tuttoscienze" de La Stampa. E' presidente della sezione ravennate della "Dante Alighieri". Oltre a una ventina di saggi di storia locale ("Ravenna: cento anni di cinema", "Leopardi turista per caso"...), ha scritto "Didattica col Planetario" (La Nuova Italia, 1989) ed è autore dell'unica biografia di don Anacleto Bendazzi, considerato il più grande enigmista italiano ("Sulle rime del don", Ravenna, Essegì, 1996), "Gadda - Il dolore della cognizione" (Simonelli Editore, 2002; SeBook, 2004), "Buon Compleanno,ONLY YOU!" (Simonelli Editore, SeBook, 2005).



 


Franco Gabici

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