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Ravenna, 10 Settembre 2007
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Buon Anno Scolastico,
Ragazzi!

  Quando entrai per la prima volta al liceo c'era nell'aria il virus dell'influenza asiatica che aveva messo a letto mezza Italia (e io a incrociare le dita perché temevo che questo stramaledetto virus mi facesse saltare il primo giorno di scuola) ma ancora più in alto volteggiava lo Sputnik, primo satellite artificiale lanciato dall'uomo.
Avevo trascorso una lunga estate ritagliando articoli da quotidiani e riviste e tutti, ricordo, parlavano diffusamente dell'imminente lancio del satellite americano e invece i russi, zitti zitti, piazzarono il colpaccio e fecero restare il mondo a bocca aperta. Avevo quattordici anni e non capivo certe sfumature ma nonostante la mia tenera età avevo il vago sentore, influenzato dai discorsi che sentivo tessere attorno a me, che quei Russi lì potevano essere pericolosi perché se oggi avevano mandato in orbita una arancetta meccanica, domani avrebbero potuto lanciare oggetti molto pericolosi e dunque bisognava stare all'erta. Restava però la grande impresa.
La mia avventura liceale, dunque, coincideva con l'inizio dell'era dell‚astronautica e questo era sicuramente di buon auspicio. E poi quel satellite grande come un pallone da basket riempiva finalmente il cielo di oggetti reali e non di Ufo. Ricordo che in quella calda estate venivano pubblicate con una certa insistenza notizie sugli avvistamenti di questi oggetti misteriosi, sempre corredati da fotografie poco chiare e sfuocate che tuttavia tenevano desta la curiosità e anche l'inquietudine perché a quel tempo c'era tanta gente che credeva veramente all'esistenza di queste macchine volanti anche se l'unico ad aver visto chiaro fu probabilmente il grande Karl Gustav Jung che interessandosi al fenomeno concluse affermando che gli Ufo, in sostanza, erano dentro di noi e che erano da considerare proiezioni esterne delle nostre paure e apprensioni, sissignori, perché il clima non era dei migliori, con il mondo occidentale spaccato in due dalla cortina di ferro, con il clima pesante della guerra fredda e l'incubo sulla testa di una guerra mondiale, e per giunta atomica, che avrebbe potuto scoppiare da un momento all'altro.
Con questi pensieri in tasca affrontai il primo giorno di scuola del liceo, tutto felice come una pasqua perché finalmente sarei entrato a far parte di una classe mista dopo il purgatorio della media inferiore che mi aveva relegato in una classe rigorosamente maschile, ora finalmente potevo dividere i giorni con delle compagne di scuola che lì per lì, in verità, non piacquero granché ma poi in seguito fui costretto a cambiare idea perché dopo qualche giorno ero già bell'e innamorato come un tacchino di quella ragazza che aveva un fascino tutto particolare, a cominciare dal nome che era francese, insomma fu un vero terremoto sentimentale, un innanmoramento in piena regola che avrebbe condizionato tutti i miei giorni fino a quando non mi innamorai di un'altra, ah che bello essere innamorati e soprattutto, come scriveva Soren Kierkegaard, come è interessante sapere di esserlo, io allora non conoscevo Kierkegaard, lo avrei incontrato in quinta liceo e devo dire che mi piacque subito, restai affascinato dalla sua figura, dai suoi scritti, dalle sue inquietudini, beh devo dire che un po' Kierkegaard mi sentivo anch'io anche se i miei rovelli esistenziali erano di ben altra natura e poi, via, mica potevo pretendere di mescolare Kierkegaard con le canzoni di Paul Anka o di Peppino di Capri, ma allora la pensavo così e la mia vita si dipanava soprattutto sulle grandi autostrade dei sogni, che a quell'età sono lunghissime e molto trafficate, farò questo e farò quest'altro, diventerò chissà chi e farò sicuramente tante cose importanti.
Avevo il pallino della fisica e immaginavo un futuro dentro a un laboratorio e con addosso un bel camice bianco e invece a un certo punto sono uscito da un casello dell'autostrada dei sogni per percorrere altre vie senza però "percorrer migliori acque" come dice il verso dantesco che apre il Purgatorio, che noi ragazzacci, citando "quel secondo regno dove l'umano spirito si purga", si associava a un luogo come Montecatini dove la gente andava veramente a purgarsi, ma probabilmente le "migliori acque" non esistono o forse esistono solamente nel mondo dei sogni, un mondo che la vita piano piano ti demolisce senza misericordia, ma questo è il prezzo per diventare adulti e per crescere anche se non tutti accettano, c'era una canzoncina allegra dei Righeira con quel ritornello "sto diventando grande e questo non mi va", che richiama i versi del poeta "così la fanciullezza/fa ruzzolare il mondo/e il saggio non è che un fanciullo/che si duole di essere cresciuto", la canticchiavo proprio alcuni giorni fa quando, nell'ora che volge il desio ai naviganti, mi trovavo sulla spiaggia con un venticello che accarezzava la sera e con gli ombrelloni che avevano chiuso le loro variopinte elitre di stoffa attorno alla sottile anima di legno, l'estate sta finendo, si chiude un altro sogno, ma quell'estate del 1957 era invece l'inizio di un sogno, il sogno del liceo e dei pantaloni lunghi, dello Sputnik e delle nuove compagne di scuola, poi sono bastati pochi giri di valzer della terra attorno al sole per ritrovarti "grande", magari a tua insaputa, hai appena preso gusto alla vita liceale che già ti si para di fronte l'incubo dell'esame di maturità che ti sbatte davanti, senza misericordia, un'altra uscita dall'autostrada dei sogni e mentre ti incammini ti lasci dietro alle spalle gli anni migliori, che il ricordo trasforma e che oggi l'autunno rende struggenti, quell'autunno che il poeta sente nel vento d'agosto e nelle piogge "torrenziali e piangenti" di settembre, quell'autunno che mescola piogge e ricordi, "ombre troppo lunghe del nostro breve corpo", ricordi che ti portano la memoria di lontane pene d'amore, "dovevamo saperlo che l'amore brucia la vita e fa volare il tempo".
E invece non sapevamo proprio niente, tutti presi dal prurito dei primi calzoni lunghi.

Franco Gàbici

Il poeta più volte citato è Vincenzo Cardarelli. I versi sono tratti da "Autunno", "Adolescente", "Ottobre", e "Passato".

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Giornalista Professionista, pluriennale esperienza, anche di direzione, in quotidiani, periodici e case editrici di libri, profonda conoscenza del Web e di tutti i maggiori software (da QuarkxPress a Word, OpenOffice, Front Page, BBedit, Adobe PhotoShop, Adobe Acrobat, Scansoft Pdf Converter Professional, DNL, ReaderWorksPublisher, Transmit, Fetch, Eudora,  WinZip, WinRAR, StuffIt, ABBYY Fine Reader), in grado di operare professionalmente sia in ambiente Windows che Mac, utilizzando collegamenti FTP in ambedue le piattaforme,  mette a disposizione la sua competenza esperienza e professionalitą come content webmaster,  come coordinatore in remoto di team operativi per l'ideazione, lo sviluppo e l'aggiornamento di portali, come docente in corsi o master per la preparazione di professionisti della comunicazione online. Se interessati a questa figura professionale inviare una e-mail ad ed@simonel.com specificando nel Soggetto: Inserzione 4247A. Sarete direttamente contattati dall'interessato.

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Franco Gàbici (Ravenna, 22 maggio 1943). Laureato in fisica, è direttore del Planetario e del Museo di scienze naturali di Ravenna. Giornalista pubblicista, collabora con articoli di scienza e costume ai quotidiani Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno, Avvenire e all'inserto "Tuttoscienze" de La Stampa. E' presidente della sezione ravennate della "Dante Alighieri". Oltre a una ventina di saggi di storia locale ("Ravenna: cento anni di cinema", "Leopardi turista per caso"...), ha scritto "Didattica col Planetario" (La Nuova Italia, 1989) ed è autore dell'unica biografia di don Anacleto Bendazzi, considerato il più grande enigmista italiano ("Sulle rime del don", Ravenna, Essegì, 1996), "Gadda - Il dolore della cognizione" (Simonelli Editore, 2002; SeBook, 2004), "Buon Compleanno,ONLY YOU!" (Simonelli Editore, SeBook, 2005).



 


Franco Gabici

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