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Ravenna, 10 Agosto 2007
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Hei, Vale,
sei un campione
o un furbetto?

  Sto meditando sui guai fiscali di Valentino Rossi e penso a quei sessanta milioni di euro “evasi” che i giornali hanno sbattuto in prima pagina.
  Sessanta milioni di euro corrispondono a quasi 120 miliardi di vecchie lirazze e probabilmente costituiscono la punta dell’iceberg. Ma fermiamoci ai 120 miliardi di lire, che sono pur sempre una bella somma.
  Mi chiedo, di fronte a queste cifre da capogiro, come mi cambierebbe la vita se anziché avere 120 miliardi ne avessi, che so, quattrocento. Ma siamo modesti e accontentiamoci dei 120. E facciamo un po’ di conti.
  Intanto mi faccio costruire una villa da faraone che mi verrebbe a costare, compresa la parcella dell’architetto, almeno dieci miliardi. Naturalmente la casa in città è insufficiente e allora ecco dare il via ai lavori per la villa, altrettanto faraonica, al mare. Diciamo altri cinque miliardi. Ah, dimenticavo la casa in campagna, all’insegna dell’oraziano “Hoc erat in votis: modus agri non ita magnus, hortus ubi et tecto vicinus iugis aquae fons et paulum silvae…”. Buttiamo nel cestone altri cinque miliardi e fanno in tutto venti. Fine della febbre del mattone? Macchè.
  Uno con 120 miliardi in tasca non deve avere una casa a Cortina? E allora giù altri tre miliardi. E a Cortina mica ci si va vestiti con gli indumenti del supermarket. Voglio che tutto sia firmato dai più grandi stilisti. Andrò con un camioncino in via dei Condotti a Roma e staccherò assegni a destra e a manca. Anche le mutande devono portare la firma di qualche stilista. E giù almeno un altro centinaio di milioni. Fine del giro? Macché. Mi piace molto Roma e allora che ne direste di un attico romano dal quale ammirare i tramonti sulla città eterna? Non bado a spese e allora ci butto dentro altri dieci miliardi. Massì.
  Siamo già a quota trenta miliardi e cento milioni ma ancora non è finita. Vi ricordate Vittorio Gassman nel film “Il successo” che dà un calcione alla sua vecchia e scassatissima millecento? Bene. Anch’io vorrò farmi il parco macchine nuovo e dal momento che i soldi non mi mancano me ne compro sette, una per ogni giorno della settimana. Ma mica utilitarie, che è roba da pezzenti. Voglio cilindrate da faraone, insomma quei macchinoni che quando passi per la strada tutti si voltano per guardare. E qui aggiungo almeno altri cinque miliardi. Ed ora passiamo agli arredi delle case. Anche qui tutta roba firmata. Voglio che lo sia perfino lo scopino del water.
  E poi mi tolgo lo sfizio dei libri. Saccheggerò tutte le librerie e i fondi delle case editrici e poi andrò dagli antiquari per acquistare le edizioni rare, insomma mi metto in casa una biblioteca da favola di fronte alla quale i miei attuali cinque o sei mila libri sono una roba da miseria. E i dvd? Tutti li voglio, tutti quelli che sono sul mercato per una cineteca da favola. E poi andrò nei mercatini e acquisterò tutto il vinile possibile e immaginabile, compresi i vecchi 78 giri. E le attrezzature elettroniche? Voglio tutti gli ultimi ritrovati. Ho perso il conteggio dei soldi, ma credo di essere arrivato solamente a metà. E degli altri soldi cosa me ne faccio? Mica posso farmi altre ville. Non ho il dono dell’ubiquità e pertanto non è che potrei godermi più ville contemporaneamente.
  E allora? Raddoppiare il parco macchine e portarlo a dodici? Mah!
  Ammesso che sia riuscito a spenderne la metà mi resterebbe in tasca un capitale di 60 miliardi di euro, che fanno più di centosessanta milioni al giorno. Ma io mi chiedo come sia possibile, anche volendo, spendere più di centosessanta milioni al giorno. Diventerebbe una vera e propria professione. Anche impegnandosi a fondo non credo che nessun essere umano sia in grado di spendere in un sol giorno questa cifra. Ed ecco giunti al termine del ragionamento. Avere sessanta milioni di euro o averne quattrocento o averne mille cosa cambierebbe? Perché allora questa gente si danna l’animaccia per accumulare soldi alla maniera di Paperon de Paperoni? Ma, soprattutto, perché non paga le tasse?
  Mio padre, che era una persona onesta, a chi si lamentava delle tasse diceva che lui sarebbe stato ben felice di pagare molte tasse perché, commentava, se pago molte tasse vuol dire che ho molti soldi. Certa gente, invece, vuole molto e non vuol dare niente. Ma ciò che mi ha stupito di più è stato il commento del sindaco del paese di Valentino Rossi: “Valentino lo difenderemo sempre. Anzi, adesso più che mai”. Anche se non paga le tasse come dovrebbe fare ogni onesto cittadino.
  L’impiegato, l’operaio e tutte le categorie a reddito fisso pagano. I campioni pare debbano essere esenti. A loro solamente gloria e applausi. E invece le tasse devo pagarle anche loro, altroché. Non è sufficiente, infatti, essere campioni di uno sport. Bisogna anche essere campioni di civismo. E solo in questo caso meritano gli applausi.

Franco Gàbici

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Giornalista Professionista, pluriennale esperienza, anche di direzione, in quotidiani, periodici e case editrici di libri, profonda conoscenza del Web e di tutti i maggiori software (da QuarkxPress a Word, OpenOffice, Front Page, BBedit, Adobe PhotoShop, Adobe Acrobat, Scansoft Pdf Converter Professional, DNL, ReaderWorksPublisher, Transmit, Fetch, Eudora,  WinZip, WinRAR, StuffIt, ABBYY Fine Reader), in grado di operare professionalmente sia in ambiente Windows che Mac, utilizzando collegamenti FTP in ambedue le piattaforme,  mette a disposizione la sua competenza esperienza e professionalitą come content webmaster,  come coordinatore in remoto di team operativi per l'ideazione, lo sviluppo e l'aggiornamento di portali, come docente in corsi o master per la preparazione di professionisti della comunicazione online. Se interessati a questa figura professionale inviare una e-mail ad ed@simonel.com specificando nel Soggetto: Inserzione 4247A. Sarete direttamente contattati dall'interessato.

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Franco Gàbici (Ravenna, 22 maggio 1943). Laureato in fisica, è direttore del Planetario e del Museo di scienze naturali di Ravenna. Giornalista pubblicista, collabora con articoli di scienza e costume ai quotidiani Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno, Avvenire e all'inserto "Tuttoscienze" de La Stampa. E' presidente della sezione ravennate della "Dante Alighieri". Oltre a una ventina di saggi di storia locale ("Ravenna: cento anni di cinema", "Leopardi turista per caso"...), ha scritto "Didattica col Planetario" (La Nuova Italia, 1989) ed è autore dell'unica biografia di don Anacleto Bendazzi, considerato il più grande enigmista italiano ("Sulle rime del don", Ravenna, Essegì, 1996), "Gadda - Il dolore della cognizione" (Simonelli Editore, 2002; SeBook, 2004), "Buon Compleanno,ONLY YOU!" (Simonelli Editore, SeBook, 2005).



 


Franco Gabici

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