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Rubrica ad aggiornamento settimanale
 

7 Aprile 2002

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Il nuovo codice della strada entrerà in vigore il 1 gennaio del 2003, e mentre tutti vanno discutendo intorno alla patente "a punti" e al limite dei 150 Km/h da non superare in autostrada, io ho ingranato la retromarcia perché rovistando per caso fra gli scaffali della mia biblioteca è uscito dalla polvere del tempo L’anticodice della strada di Massimo Simili, un pamphlet umoristico che la Rizzoli mise sul mercato nel maggio del 1960.
Se il Legislatore, in quegli anni, aveva partorito un Codice della strada, un non ben definito "Ponzio Pilota" aveva promulgato un suo Anticodice che ci faceva sbellicare tutti quanti dalle risate. Di questo Ponzio Pilota non era fornito l’identikit, ma era presentato al lettore con la frase latina (il latino? Ma che roba è?) "tanto nomini nullum par elogium", che è la frase scolpita sul monumento a Nicolò Machiavelli in Firenze.
Ora, non dico che la gente debba ricordarsi di questo Anticodice, ma mi piacerebbe che qualcuno almeno ricordasse Massimo Simili, che apparteneva alla allegra genìa degli umoristi, specie ormai in via di estinzione (quella degli umoristi autentici, intendo dire).
L’Anticodice era illustrato da disegni dello stesso Simili. Sotto al famigerato "triangolo" (l’oggetto di plastica che qualsiasi agente chiedeva ad ogni automobilista) si leggeva, ad esempio, questa didascalia: "AAA Novità: triangolo ĆAuto Ferma’ trasformabile da equilatero in rettangolo e quindi utilizzabile per dimostrare il teorema di Pitagora (ipotenusa e cateti quadrabili in plastica) prezzo lire 22000 ≠ Sconto di lire 10 ai soci dell’Aci. ZZZ".
1960: anni beati e lontani. In cielo volteggiava già lo Sputnik numero 5 e pertanto eravamo già abbondantemente vaccinati contro lo "stupore da spazio" (è strano come riusciamo a digerire qualsiasi evento in tempi brevissimi. Quando gli astronauti si recarono sulla Luna per la seconda volta il tam tam non assomigliava neppure lontanamente a quello della prima volta, come se gli astronauti fossero stati i protagonisti di una gita fuori porta!). A Roma si disputavano le Olimpiadi. Era l’anno del primo Laser e di Rocco e i suoi fratelli. Ma il 1960 volteggiava alla velocità di 45 giri al minuto sui piatti dei giradischi con Il cielo in una stanza scritto da Gino Paoli e urlato da Mina e con la colonna sonora di Scandalo al sole (A summer place, 1959), un film che ci aveva fatti innamorare tutti quanti di Sandra Dee, protagonista di una vicenda che per quei tempi era per davvero scandalosa. Una storia d’amore fra due ragazzi sullo sfondo degli amorazzi fra i loro genitori. Un vero pasticciaccio, che alla fine veniva sistemato alla maniera americana col padre di lei che saluta la coppia con uno dei più bastardi epifonemi che Hollywood avrebbe potuto confezionare. Della serie, "ragazzi la vita è irta di difficoltà, ma voi avete dalla vostra la forza dell’amore". Musica, dissolvenza e "Fine". Il film era di Delmer Daves, il regista di Quel Treno per Yuma (3.10 to Yuma, 1957), che era tutt’un’altra cosa.
Massimo Simili! Era un’isola allegra e felice, con le sue storielle e le sue definizioni che in qualche modo anticipavano le oggi tanto decantate leggi di Murphy. Sentitene alcune. «Foratura: bucatura di una gomma. Succede di notte, in zona deserta e solo se piove e manca la ruota di scorta. Si verifica a causa di chiodi "coricati" in mezzo alla strada (la scienza non ha ancora scoperto come questi chiodi "si alzino" all’approssimarsi di una macchina». Le Mans, invece, secondo Simili, era il famosissimo circuito automobilistico francese «ove nel 1955 ebbe a verificarsi un catastrofico incidente il quale provocò in Italia catastrofiche riforme fatte con "les pieds"». L’umorista disquisisce anche sulla "mano(da tenersi)" nella circolazione: «In Svezia, Inghilterra, Dominions e territori britannici si circola tenendo la mano sinistra. Altrove si tiene la mano destra. In Italia si tengono ambedue le mani nei capelli».
Massimo Simili, Giovannino Guareschi, Mosca (l’unico comico che faceva a meno del nome e che si firmava Mosca anche sulle austere colonne del Corriere della Sera), Manzoni, Metz... costituivano il meglio dell’umorismo italico in versione cartacea, quando già cominciava a dilagare la subdola tirannia della televisione, questa scatola magica che alla fine degli anni Cinquanta entrò in tutte le case come un cavallo di Troia dal cui ventre sarebbero uscite programmazioni che alla lunga avrebbe rincretinito tutti. Un vero disastro. Già negli Stati Uniti la terribile scatola catodica aveva fatto strage, tant’è che Dean Martin nel 1956 presentando l’ultimo film che girò in coppia con Jerry Lewis, Hollywood or bust! (titolo italiano: Hollywood o morte! Regia di Frank Tashlin, detto Tish Tish), così si rivolgeva al pubblico: «Signore e signori, questo film è dedicato a voi, a voi qui in sala e al resto degli esseri umani scampato alla televisione...».
Ma allora nessuno si preoccupava. Anzi ci si divertiva, con la coppia Tognazzi&Vianello (ricordate "Un due tre"?) e coi vari Telematch e Studio Uno con le gemelle Kessler, ma soprattutto con Lascia o raddoppia? e il suo anfitrione Mike Bongiorno, al quale Umberto Eco ha dedicato nientemeno che un saggio.
Dall’Anticodice di Massimo Simili alla "televisione". Sono saltato di palo in frasca, lo ammetto, ma le bollicine sono fatte così e vanno un po’ dove le porta il vento, soprattutto quando spira nell’autunnale selva oscura dei ricordi.

Franco Gàbici

 

Franco Gàbici (Ravenna, 22 maggio 1943). Laureato in fisica, è direttore del Planetario e del Museo di scienze naturali di Ravenna. Giornalista pubblicista, collabora con articoli di scienza e costume ai quotidiani Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno, Avvenire e all'inserto "Tuttoscienze" de La Stampa. E' presidente della sezione ravennate della "Dante Alighieri".
Oltre a una ventina di saggi di storia locale ("Ravenna: cento anni di cinema", "Leopardi turista per caso"...), ha scritto "Didattica col Planetario" (La Nuova Italia, 1989) ed è autore dell'unica biografia di don Anacleto Bendazzi, considerato il più grande enigmista italiano ("Sulle rime del don", Ravenna, Essegì, 1996).

 

 

 

 

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