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Ravenna, 3 Giugno 2007
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...e respiriamo
cocaina:
è ora di pensare
davvero
all'Ambiente

  Leggo sui giornali che nell'aria della capitale, oltre a tutte le tradizionali fetenzie che si trovano sospese sotto il cielo, si respira cocaina. Insomma si sniffa gratis, fra una passeggiata e un museo.
 Sono reduce da una breve vacanza romana, bella come sempre, e mentre facevo ritorno alla mia provincia ero sicuramente inconsapevole di avere introitato dentro di me un po' di cocaina. Mah.
 L'inquinamento è davvero una cosa seria, un problema di difficile soluzione. Fra qualche giorno si celebrerà in tutto il mondo la Giornata mondiale dell'ambiente. Lo sapevate?
  Dubito che la data sia una di quelle che viene messa in agenda. E poi, via, a cosa serve una giornata?   Bei discorsi, i soliti allarmismi, pedalate, manifestazioni, indici puntati contro non si sa bene chi o che cosa e poi il giorno dopo tutto torna come prima, anzi peggio di prima. Quest'anno la Giornata mondiale dell'ambiente è dedicata ai poli e in particolare al polo nord, che sta scomparendo dalla faccia della terra. Il tasso di riduzione è del dieci per cento all'anno e la temperatura sale.
  A qualcuno (il polo) piace caldo. Ma purtroppo il polo è troppo lontano, così come è lontana la foresta dell'Amazzonia. Perché dobbiamo preoccuparci di zone così lontane? La nostra miopia ci suggerisce tutto questo. La nostra miopia purtroppo non ha ancora capito che siamo inseriti in un tutto dove ogni cosa è collegata. Si parla del cosiddetto "effetto farfalla", un effetto paradossale secondo il quale il battito d'ala di un lepidottero "qui" potrebbe far scatenare un tifone "lagrave;".
  Il primo a introdurre questo concetto apparentemente strampalato fu Alan Turing che nel suo saggio "Macchine calcolatrici e intelligenza" uscito nel 1950 scriveva che "lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza".
  Due anni dopo Ray Bradbury, l'autore delle famose "Cronache marziane" scriveva il racconto "Rumore di tuono" nel quale descriveva le avventure di alcuni gitanti nel futuro e uno di questi, dopo aver calpestate una farfalla, innesca tutta una serie di avvenimenti con conseguenze disastrose. E da questo racconto nacque la locuzione "effetto farfalla".
 Si tratta ovviamente di un paradosso, ma qualcosa di vero c'è ed è la connessione di tutti i "moduli" dei quali &egrave; composto il nostro globo e poi anche il grande Gadda aveva capito tutto questo, con la sua mentalità globale e se non ci credete andate a leggervi la "Cognizione del dolore" là dove dice che siamo tutti colpevoli, “dacché siamo colpevoli d’ogni cosa. Abbiamo noi la colpa di tutto qualunque cosa succeda anche a Tokio a Singapore la colpa è nostra”.
 E anche questo è un "effetto farfalla", al quale nel 2004 è stato pure intitolato un film diretto da Eric Bress e J.Mackye Gruber. Chi ha visto "Jurassic Park" ricorderà anche che Jeff Goldblum per spiegare a Laura Dern la "teoria del caos" ricorre al paragone della farfalla che battendo le ali a Pechino fa arrivare a New York la pioggia invece del sole. Stiamo andando verso l'estate e se tutto questo è vero andrò a caccia di farfalle per impedir loro di sbattere le ali. Non vorrei un'estate pessima dal punto di vista meteorologico.
 Ma il fatto è che le farfalle non c'entrano nulla. Le farfalle siamo noi, coi nostri comportamenti e con le nostre irresponsabilità. Ho visto una farfalla nel traffico di Roma, davvero, forse un Macaone smarrito, e alle sue ali ho appeso vecchi ricordi, ricordi di Macaoni lontani che macchiavano i prati dei nostri giochi e noi ragazzini armati di retine a cacciarli per il sadico piacere di appiccicarli con uno spillo sul cartoncino della nostra collezione che conservavamo gelosamente, la scuola era appena terminata e il giugno si squadernava davanti col suo sapore di lucciole e di grano appena tagliato, giugno è il più profondo dei mesi, lo diceva Curzio Malaparte, che è morto giusto cinquant’anni fa, nel luglio del 1957 e che ora riposa in un mausoleo costruito bell’apposta in cima al monte Spazzavento che domina Prato, sua cittè natale, “vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramonto”, una frase proprio da maledetto toscano, anzi da “pratese” perché, scriveva Curzio, “io sono pratese, sono orgoglioso di essere pratese e non vorrei essere nato se non fossi stato pratese”.
Ha girato il mondo in lungo e in largo, nel 1936 si era fatto costruire a Capri dall’architetto Adalberto Libera una villa straordinaria, uno dei capolavori del “razionalismo italiano”, che aveva chiamata “Casa come me”, ma dopo il catulliano “multas per gentes et multa per aequora vectus” avvertì il bisogno di ritornare alla sua casa, per dormire su una collina e poter vedere di lassù il vento accarezzar l’erba e le farfalle correre felici sui prati, farfalle spensierate che dispiegano le ali senza l’assillante pensiero di poter scatenare un uragano in un’altra parte del mondo.

Franco Gàbici

La citazione di Gadda è tratta da “La cognizione del dolore”, Torino, Einaudi, 1970 (Gli Struzzi, 20), p. 96. La citazione latina è tratta dal famoso carme CI di Catullo in morte del fratello al quale nel 1803 si ispirò Foscolo nel sonetto “Morte del fratello Giovanni”.

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Giornalista Professionista, pluriennale esperienza, anche di direzione, in quotidiani, periodici e case editrici di libri, profonda conoscenza del Web e di tutti i maggiori software (da QuarkxPress a Word, OpenOffice, Front Page, BBedit, Adobe PhotoShop, Adobe Acrobat, Scansoft Pdf Converter Professional, DNL, ReaderWorksPublisher, Transmit, Fetch, Eudora,  WinZip, WinRAR, StuffIt, ABBYY Fine Reader), in grado di operare professionalmente sia in ambiente Windows che Mac, utilizzando collegamenti FTP in ambedue le piattaforme,  mette a disposizione la sua competenza esperienza e professionalitą come content webmaster,  come coordinatore in remoto di team operativi per l'ideazione, lo sviluppo e l'aggiornamento di portali, come docente in corsi o master per la preparazione di professionisti della comunicazione online. Se interessati a questa figura professionale inviare una e-mail ad ed@simonel.com specificando nel Soggetto: Inserzione 4247A. Sarete direttamente contattati dall'interessato.

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Franco Gàbici (Ravenna, 22 maggio 1943). Laureato in fisica, è direttore del Planetario e del Museo di scienze naturali di Ravenna. Giornalista pubblicista, collabora con articoli di scienza e costume ai quotidiani Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno, Avvenire e all'inserto "Tuttoscienze" de La Stampa. E' presidente della sezione ravennate della "Dante Alighieri". Oltre a una ventina di saggi di storia locale ("Ravenna: cento anni di cinema", "Leopardi turista per caso"...), ha scritto "Didattica col Planetario" (La Nuova Italia, 1989) ed è autore dell'unica biografia di don Anacleto Bendazzi, considerato il più grande enigmista italiano ("Sulle rime del don", Ravenna, Essegì, 1996), "Gadda - Il dolore della cognizione" (Simonelli Editore, 2002; SeBook, 2004), "Buon Compleanno,ONLY YOU!" (Simonelli Editore, SeBook, 2005).



 


Franco Gabici

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