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 Saggi&Saggi Roma, 19 novembre 2006   
di  Maria Santini
Una grande scrittrice ci guida, settimana dopo settimana, alla scoperta delle pieghe meno note di un mondo di grandi personaggi lungo il filo un itinerario intellettuale alimentato da una inesauribile curiosità di scoprire, indagare. Pagine che intrigano, appassionano e, perché no?, divertono.
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  Sulle spalle ha la testa reclinata
    
(Alda la Bella nella "Chanson de Roland")

  15 agosto 778. A Roncisvalle, una gola dei Pirenei, la retroguardia dell’esercito franco che sta tornando dalla Spagna viene attirata in un’imboscata dai guerriglieri baschi della zona e sterminata. Con i suoi uomini muore il comandante, Hroudland, marchese di Bretagna. Carlo, il re all’incirca trentacinquenne, raccoglie i suoi morti e mette la parola fine alla sua inconcludente spedizione in Spagna.
  Tale è il fatto storico . Nient’altro sappiamo di Hroudland: possiamo solo arguire che se il re lo aveva messo a capo della difficile marca bretone doveva essere un comandante esperto e non giovanissimo.
  Eppure quest’episodio oscuro e sfortunato doveva conquistare, nei secoli, una fama talmente vasta da divenire uno dei miti dell’umanità occidentale. Le leggende continuarono ad intrecciarsi, fornendo Hroudland di una biografia particolareggiata: perso quel nome impronunciabile, egli divenne il paladino Roland (Orlando per noi italiani), figlio di una sorella di Carlomagno, trasformato a sua volta in un vegliardo. Lo scontro di Roncisvalle con i Baschi, cristiani, diventa una lotta epocale contro i “ Mori”,cioè i musulmani di Spagna: Roland compie prodigi di valore, acconsentendo ad avvisare l’esercito dello zio, mediante il suono dell’olifante, solo quando è troppo tardi. Ad ogni modo Carlomagno scende di nuovo nella penisola iberica e sbaraglia i nemici, vendicando il nipote.
  Siamo così arrivati alla più famosa fra le “ Chansons de geste” cioè la “Chanson de Roland”( XI sec). Ma la fama del giovane paladino non si ferma qui: continua il suo cammino, più tranquillo e soprattutto più fantastico e immaginifico, fino a confluire nei poemi cavallereschi italiani, dedicati appunto a Orlando: “L’Innamorato” di Boiardo, “ Il Furioso” di Ariosto.
  Ma torniamo alla celeberrima “chanson”. In questo cupo mondo di feroci combattenti appare una figura di donna dolcissima e fiera: Alda “la bella” (semplicemente Aude nell’originale) fidanzata di Orlando e sorella di Olivieri, il compagno che muore con lui a Roncisvalle. Alla fanciulla sono dedicate solo due strofe che però l’hanno resa immortale. Lasciamo la parola all’antico poeta:
  ôL’imperatore è tornato di Spagna…Monta al palazzo, è entrato nella sala. Ecco che giunge Alda, la bella dama. Così disse al re: “Dov’è Orlando, il condottiero che giurò di prendermi come moglie?” Carlo ne ha dolore e pena: piange dagli occhi, si tira la barba bianca: “Sorella, cara amica, di un uomo morto mi domandi. Io te ne darò un cambio molto vantaggioso: sposerai Lodovico, mio figlio…erede del mio regno”. Alda risponde: “Questo discorso non mi tocca. Non piaccia a Dio, né ai suoi santi, né ai suoi angeli che dopo Orlando io rimanga viva! ” Perde il colore, cade ai piedi di Carlomagno.Subito è morta : ha pietà di lei e piange l’imperatore. Alda la bella è giunta alla sua fine. Crede il re che ella sia svenuta:la prende per le mani e l’ha sollevata: sulle spalle ha la testa reclinata…”
  Eppure Orlando, morendo, non aveva avuto un pensiero per questa donna meravigliosa: s’era rivolto a Dio, al suo sovrano, alla sua spada ma non a quella compagna fedele fino a morirne.

Maria Santini
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Maria Santini  è nata a Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da <b>Simonelli Editore:
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