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E
veniamo alle First Ladies più sfortunate, le quattro che persero il marito
per un attentato. Due, la prima e l’ultima, sono celebri mogli di presidenti
altrettanto famosi : Mary Lincoln e Jacqueline Kennedy. Tutte e due erano
vicinissime al consorte al momento dell’attentato e rimasero illese per
miracolo: Mary nel palco del teatro Ford a Washington (14 aprile 1865),
Jacqueline nell’auto presidenziale scoperta, a Dallas (23 novembre 1963).
Meno noti sono invece i presidenti James Garfield e William
Mckinley e le rispettive mogli, Lucretia Rudolph e Ida Saxton. Nessuna delle
due fu presente all’attentato che le rese vedove. Lucretia per volontà
stessa dell’assassino di suo marito, un avvocato a nome Charles Guiteau, il
classico “ pazzo isolato” di cui gli americani sembrano avere la specialità:
Guiteau avrebbe ambito nientemeno che alla carica di ambasciatore in Francia
e odiava il presidente per non avergliela concessa. L’assassino avrebbe già
avuto occasione di uccidere Garfield in una chiesa ma essendo appunto
presente Lucretia, rinunciò perché la stimava e non voleva darle quello
choc: poco tempo dopo, invece, nella stazione di Baltimora il folle avvocato
non esitò a sparare al presidente (2 luglio 1881). I colpi non sarebbero
neppure stati mortali ma, operato con strumenti infetti, Garfield morì nel
settembre dello stesso anno per setticemia. L’assassino andò al capestro
blaterando versi di propria composizione.
Ida Mckinley era invalida da quando aveva partorito la seconda
bambina( 1873): era costretta quasi sempre a letto e sebbene cercasse di
lottare coraggiosamente contro l’infermità, non sempre poteva seguire il
marito nelle sue trasferte pubbliche. Non era quindi con lui il 6 settembre
1901 ( primo anno del secondo mandato del presidente) a Buffalo mentre
McKinley , per strada, stringeva le mani ai cittadini plaudenti. Ma fra loro
si era insinuato un anarchico ( un classico di quegli anni: basti pensare
alla fine di Umberto I e dell’imperatrice Elisabetta d’Austria), un
polacco-americano di nome Leon Czolgosz: a differenza degli altri
attentatori non ce l’aveva con Mckinley in quanto persona ma con il capo
della nazione che trattava con tanta durezza gli immigrati. Comunque fosse,
Czolgosz scaricò sul presidente un intero caricatore: “non siate troppo duri
con lui” ebbe la forza di mormorare Mckinley, gravemente ferito, a quelli
che si erano gettati sull’assassino. Anche Mckinley morì per colpa dei ferri
mal sterilizzati, otto giorni dopo . Sempre dichiarandosi fiero del proprio
gesto, Czolgosz finì alla sedia elettrica. La fragile Ida sopravvisse al
marito soltanto sei anni. Maria Santini
(3. Fine)
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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