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Da poco è comparso, come allegato a un quotidiano, l’ennesimo saggio sul
caso Montesi. Insomma, cinquantadue anni dopo il sipario non è calato su una
vicenda che ebbe un impatto enorme sulla realtà italiana: si celebrarono
processi, caddero ministri, nacque il giornalismo d’assalto e dalle Alpi al
Lilibeo fu tutto un fitto chiacchierare e trinciare giudizi. Il bello è che
quando tutto quel polverone si depositò non rimase niente: niente alla
lettera. Contro gli imputati per l’omicidio di Wilma non l’ombra di una
prova: un colpevole di rincalzo , un giovane zio della vittima, se la cavò
anche lui senza danno: i calunniatori si buscarono miti condanne del resto
presto stemperate nelle amnistie. Ma il vero mistero della faccenda, la
morte e anche la vita di Wilma Montesi, non è mai stato svelato né, è da
presumere, sarà svelato mai più. Non sapremo mai chi l’ha uccisa anzi
neppure se qualcuno l’ha uccisa o se è stata creduta morta e abbandonata per
tale. A meno che non sia stata una disgrazia: ma come esserne certi? Nè mai
sapremo chi era veramente Wilma…
Di certo c’ è solo che la povera ragazza morì a ventun anni affogata in un
palmo d’acqua nel punto in cui fu trovata, sulla spiaggia di Torvajanica.
Era la mattina dell’11 aprile 1953 e la morte risaliva al giorno prima.
Wilma era sparita nel pomeriggio del 9 quindi rimase in vita tutta la notte
fra il 9 e il 10. Droga? L’autopsia non ne trovò ma questo non vuol dire :
il mare poteva averla “lavata” via. Piuttosto la droga non si conciliava con
la Wilma “buona” dei primi tempi: una figlia di famiglia concordemente
descritta come seria e tirata su come si deve. All’epoca molte ragazze della
sua età e condizione – era figlia di un artigiano benestante - finite le
scuole non cercavano un lavoro: davano una mano nelle faccende di casa,
andavano al cinema ( sempre accompagnate) e si limavano le unghie in attesa
di un fidanzato. Wilma lo aveva trovato- una persona seria - e sembrava
contenta. Tutto molto quieto, molto sottotono. Ma a questa Wilma, con il
gonfiarsi del caso, vicini e conoscenti ne sovrapposero un’altra: la Wilma
“cattiva” dalla doppia vita,piena di difetti e bizzarrie, uscita di casa,
quell’ultimo giorno, dopo una lite furibonda con la madre. Ma anche queste
rimasero solo chiacchiere senza prove certe. Così non sappiamo perché la
ragazza, abituata da sempre a rientrare per cena, proprio quella notte non
rincasò: né se qualcuno la persuase o la costrinse né tantomeno come finì a
Torvajanica, buttata o caduta sulla battigia, sommersa ritmicamente dalla
risacca.
Cinquantadue anni di ipotesi spesso a vanvera per non essere arrivati a
nulla. Neppure a conoscere Wilma.
Maria Santini
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