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Era
cominciato (1885) come un amore bohémien, quello fra il ventisettenne e
squattrinato maestro Puccini e la venticinquenne Elvira Bonturi, una bella
bionda dagli occhi neri ,moglie insoddisfatta di un droghiere di Lucca e
madre di due figli . Per seguire il suo amante, Elvira scatenò un enorme
scandalo ma non se ne curò. Lasciò al marito il piccolo Renato, portandosi
via la bambina, Fosca: e pochi mesi dopo era incinta del musicista cui diede
il figlio Antonio. L’unione continuò per tutta la vita con Elvira che nel
1904, finalmente vedova di Gemignani , poteva sposare l’ormai famosissimo
Puccini. Sicuramente un grande amore, dunque, ma non un bell’amore: litigi,
scenate clamorose, tremenda gelosia di lei, tutto all’insegna di una
violenta passione fisica che resisteva agli anni, alle rughe, ai capelli che
ingrigivano. Indubbiamente Puccini, uno degli uomini più belli del suo tempo
oltre che un gigante della musica, motivi di gelosia ne dava anche soltanto
per essere quello che era: ma oltre a ciò era ben noto quanto gli piacessero
le donne. Per la tumultuosa Elvira era un inferno.
Finchè Fosca visse con loro, facendo da gentile trait-d’union fra madre e
patrigno, le cose andarono un po’ meglio: ma nel 1902, sposatasi la ragazza,
la situazione coniugale di Giacomo ed Elvira, rimasti a fronteggiarsi,
peggiorò. Il dramma più grande esplose nel 1909, con l’angosciosa vicenda
della ventiquattrenne Doria Manfredi: una ragazza minuta, non bella, molto
semplice. Cameriera alla villa Puccini di Torre del Lago dal 1903, la
poveretta eccitò – pare proprio a torto - la gelosia di Elvira che divenne
letteralmente pazza furiosa. Non solo scacciò la disgraziata servetta ma si
diede a perseguitarla, affrontandola in paese con pubbliche scenate nelle
quali la copriva di insulti volgarissimi. Finì che la ragazza , non potendo
resistere, cercò e trovò una morte orribile, avvelenandosi. E l’autopsia
dimostrò che era illibata…
I parenti di Doria denunciarono Elvira che subì un processo e fu condannata
a cinque mesi di carcere: ma non li scontò mai perché prima dell’appello il
Maestro tacitò la famiglia Manfredi con un risarcimento in danaro. Tuttavia
si pensava che Puccini avrebbe lasciato la sua terribile moglie. Invece dopo
pochi mesi di separazione lui la riprese con sé :era un’Elvira, giova dirlo,
notevolmente ridimensionata,finalmente mansueta e comunque capace di
controllarsi. E quando il grande maestro morì nella clinica di Bruxelles
dove lo avevano operato invano per un tumore alla gola (1924), uno dei suoi
ultimi pensieri fu per la sua donna: non potendo più parlare, Giacomo
comunicava con bigliettini e sull’ ultimo scrisse con calligrafia tremante:
“Elvira – povera - donna - finita” . Elvira morì sei anni dopo.
Maria Santini Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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