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…così Ariosto nell’ “Orlando Furioso” definì Isabella d’Este
marchesa di Mantova e indiscussa signora del Rinascimento italiano. La
nobildonna tenne una corte fastosa, si circondò dei migliori ingegni della
sua epoca e fu inferiore a pochi per cultura: conosceva le lingue classiche,
era una musicista finissima ed una intenditrice e collezionista quasi
maniaca di opere d’arte antiche e moderne. Donna famosissima, quindi: ma
poco noto è il pericolo mortale in cui si trovò al momento del Sacco di Roma
(maggio 1527).La cinquantaquattrenne marchesa vedova di Mantova risiedeva
nella città eterna da un biennio, quasi in volontario esilio. Infatti suo
figlio Federico, il nuovo marchese, aveva fatto della sua amante Isabella
Boschetti la prima signora di Mantova, emarginando di fatto sua madre che
per sfuggire all’intollerabile umiliazione viaggiava il più possibile. A
Roma Isabella teneva corte nel palazzo ai Santi Apostoli prestatole dal
cardinale Colonna : continuava a collezionare antichità e dipinti di maestri
famosi e a circondarsi di splendida gente, compensando così il grave colpo
infertole dal figlio.
La marchesa aveva fino all’ultimo sottovalutato il pericolo. Era vero, il
potente imperatore Carlo V si apprestava a dare una lezione a papa Clemente
VII che aveva osato mettersi dalla parte dei suoi nemici alleandosi con la
Francia: ma Isabella era convinta che la diplomazia avrebbe aggiustato
tutto. Non fu così: i terribili Lanzichenecchi calarono su Roma e nessuno li
fermò. Ma Isabella non era donna da mettersi a piagnucolare: quando la fuga
da Roma si rivelò ormai impossibile, assoldò delle truppe, fece provviste e
ordinò di murare porte e finestre ai piani bassi del palazzo nel quale aveva
generosamente accolto moltissime gentildonne,parecchi uomini e perfino
l’ambasciatore veneziano. Le sue difese non sarebbero tuttavia approdate a
nulla – in otto giorni di saccheggio non un edificio rimase in piedi in
tutta Roma - se essa non avesse avuto la protezione di suo figlio Ferrante,
brillante luogotenente dell’esercito invasore. E mentre fuori imperversavano
sangue e morte,il palazzo di Isabella reggeva. All’interno i viveri
rapidamente finirono e la stessa marchesa si ridusse a pane e cipolla.
Passati gli otto giorni dominati dalla soldataglia ingovernabile, il figlio
si azzardò a farla uscire: Isabella e gli “ospiti”, da lei difesi con tanto
coraggio, furono scortati da due ali di truppe, con l’ambasciatore veneziano
occultato fra i servitori, e poterono infine lasciare la città ancora
fumante per gli incendi. Le fu proposto di tornare a casa via mare: ma la
marchesa rifiutò e fu un colpo di fortuna, perché i pirati tunisini
catturarono le sue navi, cariche di servitori e bagagli.
Maria Santini Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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