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Giulietta, Cristina, Sofia, Vittoria, Matilde: delle cinque figlie di Manzoni e della dolcissima Enrichetta Blondel una soltanto riuscì ad
arrivare alla vecchiaia dopo una felice vita coniugale : Vittoria, moglie
del patriota e letterato lucchese Giovan Battista Giorgini. Le altre quattro
scomparvero giovanissime, tre a ventisei anni una (Sofia) a ventotto. Tranne
Matilde, che morì nubile, le altre lasciarono dei bambini piccoli.
Giulietta, la primogenita, fu molto infelice. Sposò non senza molti dubbi il
brillante Massimo d’Azeglio, il quale però era più attratto dalla gloria
letteraria del suocero che dalla personalità della giovane moglie: così la
vita di Giulietta si trasformò in un inferno anche per colpa della suocera
invadente. La ragazza morì (1834) di qualcosa di molto simile alla moderna
anoressia, lasciando una bimba che aveva il nome del nonno famoso.
Cristina e Sofia, invece, furono felici nel matrimonio ma
la loro debole costituzione le portò presto alla tomba. Cristina maritata
Baroggi, anche lei madre di una bambina, si ribellò con violenza all’idea
della morte imminente e solo il peso della personalità paterna la convinse
ad accettare i sacramenti (1841). Sofia di bambini ne aveva quattro e un
marito, Ludovico Trotti, che l’adorava: anche lei fu stroncata dalla tisi
(1845). I Trotti avevano ospitato Vittoria, alla quale la matrigna di tutte
loro, Teresa Casati Stampa , aveva reso invivibile, con il suo egoismo, la
permanenza nella casa paterna: la ragazza, che non poteva continuare ad
abitare con il cognato vedovo, lì per lì dovette sentirsi perduta ma presto
si fidanzò e poi si sposò (1847) con “Bista” Giorgini: avrebbe avuto tre
figli e sarebbe morta a settant’anni (1892).
La vicenda più triste fu quella di Matilde. Ultimogenita, perse la madre a
tre anni: la matrigna non ne volle sapere di lei che così, piccolissima, fu
messa in collegio, dove già si trovava Vittoria, maggiore di lei di otto
anni. Quando divenne troppo grande per fare l’educanda, la povera
Matilde,già allora delicatissima di salute, andò vagando per la Toscana,
ospite della sorella o della zia Luisa, che era la seconda moglie, già
separata, di Massimo d’Azeglio.
Un suo flirt con un romantico vedovo senese finì
bruscamente : il giovane aveva intuito in lei i sintomi della tisi che già
gli aveva portato via la moglie. Sempre più malata, afflitta da
preoccupazioni economiche che la costringevano a scrivere al padre
strazianti lettere in cui chiedeva aiuto, curata malamente dalla medicina
dell’epoca (ad una tubercolotica all’ultimo stadio facevano i salassi! )
Matilde morì nel marzo 1856, a Siena, fra le braccia di Vittoria: il padre
le mandò fino all’ultimo lettere edificanti, bellissime, ma non si risolse
mai ad andarla a trovare.
Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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