|
Purgatorio, canto V. Dante si incontra
con i morti “per forza”, cioè con le anime di persone perite di morte
violenta ed improvvisa, tanto che si sono potute pentire dei propri peccati
soltanto nell’ultimo istante di vita. Fra costoro c’è una donna gentile,
Pia, che rivolge al poeta brevi e affettuose parole. La sua comparsa è
fuggevole ma l’ha resa comunque una delle figure femminili più famose della
Commedia. Dolce e diremmo protettiva nei confronti di Dante, cui augura il
riposo dopo l’arduo cammino nell’oltretomba (“la lunga via”), Pia gli chiede
di essere ricordata nel mondo. Afferma di essere nata a Siena e morta in
Maremma per mano di un uomo (“colui”) che dovrebbe essere stato suo marito:
dovrebbe perché Pia si esprime in maniera complicata, per niente chiara.
I commentatori antichi della Divina Commedia non mostrano dubbi:
affermano che Pia apparteneva alla potente famiglia dei Tolomei di Siena,
che il marito portava l’altisonante nome di Paganello d’Inghiramo
Pannocchieschi, signore del castello della Pietra, vicino Massa Marittima: e
che costui, desiderando sposare l’amante dal nome altrettanto altisonante di
Margherita Aldobrandeschi, fece fare a Pia un brutto volo dall’alto del
castello oppure, secondo alcuni, la fece strangolare.
Da allora e pressochè fino ai giorni nostri questa ricostruzione ha
tenuto ma da quando le ricerche dantesche hanno acquisito maggiore
scientificità sono affiorati molti dubbi. La famiglia Tolomei di Siena era
così importante che tutta la sua genealogia ci è nota ed è assodato nessuna
donna di quella casata può essere la Pia dantesca. Anche Paganello Inghirami
è un personaggio documentato: sappiamo che si sposò due volte con una donna
Nera e una donna Bartala mentre non prese in moglie, sembra, né una Pia né
una Margherita Aldobrandeschi, che forse fu solo la sua amante.
Oggi sappiamo bene quanto sono inaffidabili i primi commentatori
danteschi che spesso, quando sono a corto di informazioni, inventano:
probabilmente Dante ne sapeva più di loro sulla Pia ma ha scelto di rimanere
nel vago, condannandoci a una curiosità che non possiamo toglierci. Sono
state pensate tutte: che Pia appartenesse alla nobile famiglia Malavolti,
pure senese: che fosse la vedova di un signorotto maremmano, affidata a
Paganello che la uccise per motivi politici e di interesse: che Paganello
fosse il procuratore che la sposò come rappresentante di un altro marito:
che Dante non alluda ad uno sposalizio ma ad a un semplice fidanzamento con
l’anello... Tutto molto rigoroso e scientifico ma tutto vano. Per i normali
lettori della Commedia la misteriosa signora rimarrà sempre “Pia dei Tolomei”.
Maria Santini
Qualche commento? Inseriscilo tu stesso
su
The Web Park Speaker's Corner
Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
|