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L’incontro fra Luigi
Pirandello e Marta Abba avvenne nel 1923 quando l’ormai famoso commediografo
aveva cinquantasei anni e la giovane attrice ventitrè.
Marta veniva da una famiglia borghese di Milano: aveva
una sorella di sei anni più giovane, Cele ( Celestina) che fu anche lei
attrice.
Marta era bella, con un viso armonioso, una figura
slanciata, i capelli rosso bruniti. E fu subito amore: amore immenso,
totalizzante, morboso destinato a durare fino alla morte …ma solo da parte
di Pirandello.
Lei, la donna fulva, fu sempre molto più distaccata e
cercò, con successo, di non farsi fagocitare da quella passione che
rischiava di stritolarla: aveva troppo buon senso per fare la fine di
Antonietta. Perciò l’attrice, che per anni fu la prima donna della compagnia
di Pirandello (il “Teatro d’Arte di Roma”) e che fu la prima interprete di
tanti suoi lavori (Diana e la Tuda, L’amica delle mogli, Come tu mi vuoi)
non acconsentì mai ad una convivenza continuata con il suo maestro. Anzi,
dopo il volontario esilio di Pirandello a Berlino si staccò da lui (1929),
creandosi una propria compagnia ed allargando il repertorio ai più noti
autori moderni: successivamente imparò l’inglese e partì per una fortunata
tournée in America, incoraggiata nobilmente dal suo maestro, che pure aveva
il cuore spezzato dalla separazione.
Marta era un’attrice brava e piena di fuoco ma per
quanto sia stata apprezzata anche in repertori diversi, è stata sempre
considerata, allora come adesso, l’attrice pirandelliana per eccellenza.
La Abba rimaneva inflessibile ma il maestro continuava a sopportare
malamente ogni separazione. Si scrivevano: il loro carteggio è imponente e
assai significativo dei complicati rapporti che li legavano. Lui amava, lei
più o meno tollerava quell’amore. Alla donna fulva Pirandello sacrificò
anche la figlia Lietta, pur amatissima.
Durante uno dei suoi periodici ritorni dal Cile la
ragazza, resasi conto della furibonda passione paterna non si peritò di
criticare Marta…il padre non gliela perdonò: Lietta e il marito, caduti in
disgrazia, preferirono tornare in Cile. Con il tempo la situazione si
ricompose ma Lietta non occupò mai più il primo posto nel cuore paterno.
Tuttavia fu la figlia, non l’amata, presente al letto di morte di Pirandello
(10 dicembre 1936).
Nel 1938 Marta si sposò con un ricco industriale di Cleveland, Severance A.
Millikin. Il matrimonio durò fino al 1952 e dopo il divorzio l’attrice tornò
in Italia. Cominciava il lungo, lunghissimo crepuscolo. Non era certo
anziana ma sicuramente superata: la sua carriera si arenò in pochi anni.
Intanto era andata a vivere con la sorella Cele: negli ultimi tempi si ridusse sulla sedia a rotelle. La morte la colse nel giugno 1988. Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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