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La formidabile sovrana ne ebbe , dal suo fortunato e felice
matrimonio (1736) con Francesco Stefano di Lorena, ben undici, oltre cinque
maschi, beninteso. Ma di undici femmine tre morirono infanti (Maria
Elisabetta 1, Maria Carolina 1 e 2) e due giovinette (Maria Giovanna e
Maria Giuseppina) per cui sono soltanto sei quelle di cui ci occupiamo. Due
di esse entrarono in religione anche se, vivente la madre, rimasero a corte:
Maria Anna, la figlia più grande, che era bruttina e delicata di salute e
Maria Elisabetta 2 della quale si diceva che fosse la più bella delle
giovani arciduchesse ma che venne sfigurata dal flagello di quei tempi: il
vaiolo, che si era portato via anche Giovanna e Giuseppina. Quindi in realtà
l’imperatrice maritò solo quattro di loro soltanto e soltanto il matrimonio
di Maria Cristina con il principe Alberto di Sassonia-Teschen potè dirsi
felice. I due sposi vissero a corte accanto alla sovrana, di cui Cristina,
per il buon carattere, era la prediletta. Maria Amalia sposò Ferdinando di
Borbone Parma : un disastro. Con grande dolore dell’austera madre, Amalia fu
– a ragione – chiacchieratissima. Rimangono le due figlie regine. Il destino
dell’infelice Maria Antonietta è noto: partita come una regina da favola,
finita sotto la lama della ghigliottina. La bella moglie di Luigi XVI è
stata variamente giudicata dagli storici con una gamma di giudizi che va da
una condanna moralistica al tentativo di rivalutarla in pieno. Quello che è
certo è che poche donne al mondo hanno avuto una fine più lenta e angosciosa
della sua: privata del trono e della libertà, le furono strappati il marito
re, ghigliottinato, ed il figlioletto Luigi finchè dopo un processo farsa
venne condotta alla morte privata di ogni dignità, con le mani legate e su
una carretta, fra urla d’odio e di scherno(1793).
L’altra regina fu Maria Carolina 3, sposa di Ferdinando IV (poi I) re di
Napoli. Donna anche troppo energica in famiglia e in politica dominò il
marito al quale diede, battendo sua madre, diciassette figli: ma alla fine
il re si decise a liberarsi di lei e la spedì alla corte di Vienna, dalla
quale fu pregata di non tornare (1812). Morì due anni dopo, amareggiata e
sola, ultima di tutti i figli dell’imperatrice.
La grande Maria Teresa non c’era più da tanti anni, dal 1780. Si era
rapportata a quelle sue figlie inquiete con un misto di indulgenza e di
severità: riconosceva di essere stata anche lei, da giovane, spensierata ed
ignorante ma voleva che le sue ragazze, specie le due regine, assumessero le
responsabilità del loro ruolo. Per questo bombardava di lettere
moraleggianti Antonietta e Carolina ed anche Amalia ma con scarsi risultati:
le testarde volevano sbagliare di testa propria. Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteris tico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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