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Lei era una
giovane donna incantevole, bruna con profondi occhi azzurri. Anche lui era
un bel ragazzo dal viso sensibile incorniciato da una morbida barba. Si
sposarono (1894) che lei aveva vent’anni e lui ventisette: erano Antonietta
Portolano, figlia di un’ottima famiglia di Girgenti (oggi Agrigento) e Luigi
Pirandello, giovane e colto intellettuale. Nessuno, vedendo quella bella
coppia, avrebbe potuto immaginare in quale tragedia si sarebbe trasformata
la loro vita.
Innanzitutto il matrimonio proprio del tutto d’amore non era: l’avevano
combinato i padri dei due ragazzi. E se Luigi rimase subito incantato dalla
fidanzata, Antonietta, impacciata dalla timidezza, rimase di più sulle sue.
Dopo le nozze, andarono a stare a Roma e questa fu un’ulteriore difficoltà
per una ragazza già forse un po’ fragile e certamente intimidita
dall’esuberanza del marito: di colpo perdeva la sua famiglia e il suo
ambiente per trapiantarsi in un paese estraneo molto di più di quanto lo
possano essere la Roma e l’Agrigento di oggi. Seguirono, in una manciata
d’anni (1895-1899), tre figli: non a caso fu alla nascita del terzo che la
giovane mamma, esausta, cominciò a dar segno di squilibrio. Infine ci fu il
disastro della zolfara di Aragona, in cui il padre un po’ padrone di Luigi
aveva investito la dote della nuora: di colpo la giovane coppia Pirandello
perdeva le ricche rendite sulle quali aveva fino ad allora contato,
riducendosi allo stipendio di professore del capofamiglia.
Da allora le
condizioni di Antonietta precipitarono:la sua malattia si incanalò nella
gelosia morbosa e poi nell’odio verso il marito. Purtroppo l’odio della
madre si riversò anche sull’unica figlia femmina, Lietta, portando la
ragazza ad un tentativo di suicidio e alla fuga da casa (1917).
Pirandello
sapeva che la moglie non poteva più vivere in famiglia ma aspettava, per
ricoverarla, che il figlio maggiore Stefano, prigioniero in Germania durante
la grande guerra, tornasse a casa: doveva trovare la mamma dove l’aveva
lasciata. Fu quindi nel 1919 che Antonietta varcò l’ingresso di una casa di
cura per non uscirne mai più. Nei lunghi periodi di tregua della sua
malattia appariva calma e ragionevole.
Si riconciliò con Lietta, la quale
intanto aveva sposato Manuel Aguirre, un ufficiale cileno, e viveva in Cile:
le due donne si scrivevano lettere affettuose e quando veniva in Italia la
figlia si recava a trovare la madre. L’odio per il marito, invece, rimase
inalterato dato che Antonietta lo incolpava anche della sua “prigionia”
senza fine. Quel consorte odiato morì nel 1936: la vedova gli sopravvisse
fino al 1959. La nipote Maria Luisa Aguirre la ricorda sul letto di morte,
piccola e come ristretta sotto la coltre funebre bianca: finalmente in pace. Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteris tico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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