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Da sei secoli una donna affascinante dorme il suo
eterno sonno adagiata su un sarcofago adorno di putti e festoni. Il suo
suntuoso abito marmoreo ha panneggi morbidi come burro : soffice appare il
cuscino su cui appoggia la bella testa, con i capelli avvolti dal cercine a
bande fiorite. I piedini della giovane signora appoggiano su un cagnolino
che tiene la testina diritta ad osservarla quasi con ansia . Si tratta del
monumento funebre di Ilaria del Carretto, forse il più famoso del mondo,
custodito nel duomo di Lucca.
Povera Ilaria, che pagò la sua immensa fama futura con la vita.
La fanciulla, appartenente alla potente famiglia dei marchesi del
Carretto, signori di Finale e Savona, aveva ventitre anni quando si sposò
(1403) con Paolo Guinigi che, a ventisette, era da tre signore di Lucca e
già vedovo di una sposa bambina:un uomo colto, un collezionista di cose rare.La
coppia ebbe due figli in due anni: l’erede Ladislao e una bambina che costò
la vita alla madre nel giorno stesso della nascita. Chiamata, per suo
ricordo, Ilaria, a suo tempo essa sposò il nipote di un doge di Genova.
Intanto Paolo Guinigi, secondo una voce comune straziato dalla perdita della
bella sposa e comunque conscio del prestigio che la sua posizione gli
imponeva di mantenere, ordinava a uno scultore emergente, Jacopo della
Quercia, il monumento funebre di Ilaria, che fu terminato intorno al 1407.
Qui però cominciano le sorprese. E’ opinione comune che Jacopo
abbia realizzato l’intero monumento come oggi lo vediamo e che esso sia
stato subito piazzato nel Duomo di Lucca ma non andò così. Pare certo che
Guinigi abbia ordinato al grande artista soltanto la lastra tombale
raffigurante Ilaria e che la commovente scultura sia stata posta, a livello
del pavimento, sulla tomba della giovane donna nella cappella funebre dei
Guinigi: non in Duomo ma nella loro villa suburbana. Poi passarono gli anni:
nel 1430 Paolo, che intanto si era risposato altre due volte, fu spodestato
e cacciato da Lucca in malo modo: sarebbe morto due anni dopo, prigioniero
di Francesco Sforza. Intanto a Lucca tutte le sue proprietà erano state
saccheggiate e l’immagine di Ilaria divelta dalla sua tomba. Ma qui entrò in
gioco il suo fascino. Nessuno se la sentì di distruggere quella dormiente
troppo bella, anzi la portarono in Duomo e poco dopo, per valorizzarla,
commissionarono a uno scultore rimasto ignoto il sarcofago che oggi la
sorregge.
Attualmente Ilaria è nella sacrestia del Duomo all’interno di un
recinto che finalmente la protegge dalle troppe mani e dalle troppe bocche
che nel corso dei secoli si sono protese a toccarla e a baciarla. Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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