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Dame Margot Fonteyn de Arias. Era questo il suo nome
ufficiale, preceduto dal prestigioso titolo conferitole dalla regina
Elisabetta nel 1956 ( “dama dell’Impero britannico “, la più alta
onorificenza femminile inglese). Si tratta della più grande ballerina
classica del novecento e di una delle più significative di tutti i tempi.
Intessuta di trionfi, la sua è stata una vita che qualcuno può considerare
favolosa ma che l’ha vista protagonista anche di una grande tragedia.
La futura danzatrice nacque nel 1919 e si chiamava allora
semplicemente Margaret Hookam, detta Peggy. Ottima famiglia: il padre era un
ingegnere, la madre, che dava un tocco esotico all’insieme, una signora
brasiliana. Per via del lavoro paterno Peggy trascorse parte dell’infanzia
in Cina ma aveva solo quattordici anni quando la famiglia tornò
definitivamente in Inghilterra e da allora la danza fu la sua vita. Peggy
aveva le idee ben chiare: avrebbe sfondato. Infatti, già nota come una
promettente solista a partire dai diciassette anni, compì il salto di
qualità quando interpretò al Covent Garden (1946) la parte principale in una
memorabile “Bella Addormentata”: tanto memorabile che quello di Aurora
rimase sempre il suo ruolo di elezione, anche se fu una non meno grande
Odette ( Lago dei Cigni) , ed al di fuori dei ruoli romantici, uno splendido
“ Uccello di Fuoco” stravinskiano.
Peggy, ormai ufficialmente Margot, nel 1955 si sposò con un
diplomatico panamense, Roberto ( Tito) de Arias: la loro conoscenza risaliva
al 1940, quando erano entrambi studenti. Poi si erano persi di vista ma
quando si incontrarono di nuovo decisero di non lasciarsi più. Purtroppo la
tragedia incombeva su di loro. Nel novembre del 1963 Tito fu fatto segno , a
Panama, di diversi colpi di pistola da parte di avversari della sua potente
famiglia, rimanendo totalmente paralizzato. E finché visse, Margot lo
assistè con amore.
Intanto nel 1962 si era compiuta un’altra svolta nella carriera
della grande danzatrice. Fu in quell’anno che Rudolf Nureiev,
ventiquattrenne astro nascente del balletto russo, realizzò la sua
rocambolesca fuga in occidente, letteralmente volteggiando al di là dei suoi
custodi all’aeroporto di Parigi. Fu così che nacque il sodalizio artistico
delle due incomparabili stelle della danza, destinato a durare circa vent’anni:
Margot infatti si ritirò dalle scene intorno alla sessantina. Il quarantenne
Nureiev pareva invece nel pieno del suo fulgore mentre la sua triste e
precoce fine non era poi così lontana. Ma Margot non dovette assistervi .
Già vedova di Tito ( 1979) , la ballerina fu colpita da un tumore contro il
quale lottò invano per diversi anni, arrendendosi nel febbraio 1991. Nureiev
morì due anni dopo. Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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