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E’ meno di un secolo
che la maternità non significa più per le donne gravissimo rischio di morte:
e soltanto, si badi bene, là dove sono a disposizione ospedali e medici
mentre nelle zone povere ed arretrate del mondo il pericolo per le
partorienti è ancora fortissimo. Ma fino quasi al 900 partorire poteva voler
dire morire sia che si giacesse sulla paglia che in un letto regale: ed era
norma a tutte le latitudini. Si moriva non solo di complicazioni relative al
travaglio ma soprattutto della terribile febbre puerperale cioè di una
infezione che le puerpere contraevano negli ospedali ma che non disdegnava
di insinuarsi perfino nelle regge: così morì,ventitreenne (1836),
Maria
Cristina di Savoia ”la reginella santa” moglie di
Ferdinando II di Napoli. Fu
soltanto nel 1847 che il giovane dottore ungherese Ignac Semmelweiss per
primo dimostrò che il tasso di mortalità delle puerpere del suo ospedale (Vienna) poteva drasticamente calare se medici e levatrici si disinfettavano
quelle mani con le quali spargevano il contagio fra le partorienti: però fu
soltanto con Pasteur, qualche decennio dopo, che il principio venne
accettato. E la febbre puerperale smise di uccidere.
Vi furono donne la cui morte per parto cambiò la storia. Giulia, figlia di
Cesare fu sposata a Pompeo come “riforzo” dell’alleanza fra i due uomini (primo triumvirato, 59 a C): ma l’unione, pur combinata, si dimostrò felice. D’altra parte Giulia, figlia unica, aveva molta influenza sul padre. La
giovane donna morì miseramente (54 a. C.) lasciandoci un interrogativo:
avrebbe potuto, se fosse vissuta, evitare la frattura fra padre e marito e
con essa la guerra civile?
Di Carlotta d’Inghilterra abbiamo detto (N° 34): se fosse vissuta,la
sovrana che regnò al suo posto, Vittoria, non sarebbe stata neppure
concepita. Anche la terza moglie di Enrico VIII, Jane Seymour, morì di
parto( 1537): il figlio sopravvisse divendendo a suo tempo il re Edoardo VI. Se fosse rimasta in vita, la dolce Jane, per di più madre dell’atteso
erede maschio, avrebbe di certo interrotto la serie nuziale del terribile
sovrano inglese: tre mogli e non sei e per di più quella che fu la quinta ,
Catherine Howard, avrebbe salvato la testa.
Durante la gravidanza morì una scrittrice famosa, Charlotte Bronte,
l’autrice di” Jane Eyre”. Vita tragica, la sua: aveva dovuto assistere alla
fine delle sue geniali sorelle Emily e Ann e del fratello Branwell: la morte
carpì anche lei quando credeva di aver raggiunto la serenità accanto al
marito, Arthur Nicholls. Invece, colpita da polmonite in gravidanza, curata
con gli empirici sistemi dell’epoca, spossata dalle sofferenze, si arrese
morendo a trentanove anni (1855). Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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