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Puna (India) 22 febbraio 1944. Nel palazzo semidiroccato dell’Aga
Khan, tutto circondato di filo spinato e presidiato da sentinelle ad ogni
ingresso, all’interno di una stanza spoglia, un’anziana donna sta morendo,
sdraiata su un lettuccio. Le sue labbra mormorano versetti sacri. Non è
sola: le sue mani sono intrecciate a quelle del marito mentre una corona di
amici e discepoli fa ala cantando un inno. Quel marito settantaquattrenne,
coetaneo della moribonda, è uno degli uomini più straordinari che siano
apparsi sulla terra, il Mahatma Gandhi, ed è prigioniero degli inglesi da
quasi due anni: lei, la moglie, lo aveva volontariamente seguito in quel
palazzo adattato a carcere. Sarà questo l’ultimo tentativo – fallito-da
parte dei dominatori dell’India di piegare Gandhi e il suo satyagraha
(movimento di resistenza non violenta).
Ma intanto sua moglie moriva. La assistevano anche tre dei loro
figli (il quarto risiedeva in Sudafrica) compreso il primogenito Harilal
che, conducendo in genere vita vagabonda, era stato rintracciato a stento e
si era presentato ubriaco e confuso: l’ultimo amaro dolore per la madre.
Era cominciata 61 anni prima la vita comune di Mohandas Gandhi e
Kasturba Makanij: erano infatti due bambini di tredici anni quando i
genitori avevano combinato il matrimonio. Più tardi il Mahatma avrebbe
stigmatizzato la consuetudine prettamente indiana delle nozze fra bambini e
con sincerità impietosa si sarebbe addossato anche molte colpe nei confronti
di Kasturba: era stato – scriverà nella autobiografia – un marito sensuale,
prepotente e geloso. Di più, per questi motivi aveva trascurato l’educazione
della moglie, che era analfabeta e sarebbe rimasta tale tutta la vita mentre
sarebbe stato suo dovere di marito formarle una cultura.
Quando avevano entrambi trentasette anni Gandhi impose la svolta:
da quel momento in poi avrebbero vissuto in castità. Kasturba accettò. Non
era una persona priva di volontà e l’aveva dimostrato reagendo con fermezza,
agli inizi della vita coniugale, alle” vessazioni” del marito: tuttavia si
era sempre rimessa alle sue grandi decisioni. Però le vicissitudini della
loro esistenza, condizionata dalla lotta di Gandhi per l’indipendenza
dell’India ( e prima per i diritti civili degli indiani del Sudafrica)
avevano minato da tempo la salute di Kasturba, procurandole i problemi
cardiaci che alla lunga la uccisero.
La vestirono di un sari di cotone bianco, filato all’arcolaio da
Gandhi stesso, e la cremarono . Per ore il Mahatma, appoggiato a un bastone,
non si allontanò dalla pira di quella che lui e i suoi seguaci si erano
abituati a chiamare “Ba”, madre. Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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