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Personaggio singolarissimo che Wagner trasse da testi
medievali, aggiungendoci molto di suo. Nel “ Parsifal” la natura di Kundry è
tragicamente doppia. La conosciamo dapprima come serva ma ancor più
messaggera dei cavalieri del Graal: per loro viaggia fino in paesi lontani,
scomparendo per lunghi periodi e ritornando al Tempio con preziose
informazioni dato che, fedele e pietosa, essa cerca di confortare in tutti i
modi la vita di quella comunità, ormai degradata. Ma i cavalieri del Graal
non sono grati a Kundry anzi la deridono per la sua selvatichezza e il suo
aspetto: pelle scura,volto emaciato, capelli neri scomposti, vesti
trascurate. Notiamo che le condizioni del Tempio si devono al rifiuto del re
Amfortas di celebrare il santo rito, cioè l’ostensione del calice contenente
il sangue di Cristo.Amfortas sa di non esserne più degno dopo che, caduto in
peccato di lussuria, è stato ferito e depredato della sacra lancia di
Longino dal mago Klingsor, che è il male assoluto.
Nessuno può sapere, tuttavia, che molto spesso, quando scompare, la
selvatica Kundry si trasforma in una creatura tutta bellezza e lussuria.
Essa infatti è anche l’incantatrice che aiuta il mago Klingsor a traviare e
poi a ferire i cavalieri del Graal che , capitino,sventuratamente, nella sua
reggia: anche Amfortas è stato ferito così dopo che era caduto in peccato
fra le braccia della maliarda. Tuttavia non si deve credere che la Kundry
servitrice del tempio sia in qualche modo ipocrita: essa anela veramente al
bene e alla salvezza ma non può opporsi alla propria ciclica trasformazione
in strumento del male.
Un giorno però giunge presso Klingsor Parsifal, un ragazzo
piuttosto sventato,che ha abbandonato la madre per correre il mondo e al
quale, in un suo precedente passaggio per il Tempio del Graal, proprio
Kundry aveva dovuto rivelare la morte di questa madre,avvenuta per il dolore
del’abbandono . Ma adesso il giovane non può riconoscere la sciatta serva
del Graal nella bellissima donna che, nell’incanto di un giardino fiorito,
lo chiama per nome . Dapprima sembra che la maliarda possa facilmente
sedurre il ragazzo…ma come lo bacia ,Parsifal, invece di abbandonarsi, si
scioglie dal suo abbraccio. Con quel bacio ha ricevuto il dono della
conoscenza ed ora sa qual è la sua missione: riportare la lancia di Longino
al tempio e con essa risanare Amfortas. L’incantatrice, folgorata dalle sue
parole, gli rivela chi veramente è: la donna ebrea che, sul Golgota, derise
il Cristo che veniva condotto a morte e per questo è stata condannata a non
morire mai. Il giovane eroe, dopo essersi impadronito della lancia, che
contro di lui non ha potuto nulla,mediante un segno di croce fa scomparire
l’illusorio mondo di Klingsor, lasciando al suo posto un deserto: poi invita
Kundry a ritornare al Tempio. Infatti dopo mille peripezie è là che
Parsifal, divenuto un compiuto cavaliere, la ritrova dimessa, ansiosa di
redenzione e muta: dalle sue labbra esce soltanto la parola “ servire”. E
quando alla fine Parsifal , guarito Amfortas, compie lui stesso l’ostensione
del calice, Kundry, con gli occhi fissi in quelli dell’eroe, può finalmente
abbandonarsi , con dolcezza,alla morte. Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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