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Cinque creaturine del peso di circa 800 grammi
ciascuna ma vitali anche se così gracili. Mentre, quel 28 maggio 1934, le
avvolge nella lana e le circonda di bottiglie di acqua calda, il dottore che
le ha fatte venire al mondo, il cui nome , Alan Roy Dafoe, sarà presto tanto
famoso, giura a se stesso che le manterrà in vita: sarà il primo parto
quintuplo documentato, nella storia dell’umanità, ad andare a buon fine. E
lui, un grande ambizioso, vuole esserne riconosciuto l’artefice.
Così sarà. Il dottore è capace e le piccole superano i primi, difficili
mesi. Intanto le hanno battezzate: Annette, Emilie, Cécile, Yvonne e Marie, presto note nel mondo intero come le “gemelle Dionne” . Infatti quelle
cinque neonate diventeranno rapidamente le bambine più famose del globo: una
infatuazione mediatica che quasi stupisce in un tempo in cui le
comunicazioni erano meno perfezionate di quelle attuali.
Eppure tutto quell’entusiasmo era fuori luogo e non solo: era anche
nocivo. Nessuno lo poteva immaginare ma si stavano ponendo le premesse per
tramutare le piccole Dionne in cinque povere infelici.
Ben presto fu stabilito che le gemelline non potevano restare nella
fattoria di Corbeil (Ontario, Canada) in cui erano nate, ove non avrebbero
potuto avere le cure necessarie alla sopravvivenza. I genitori, Ovila (
Oliva per altre fonti) il padre, Elzire Legros la madre, erano agricoltori
francofoni non ricchi che avevano oltretutto già tre figli maggiori del
quintetto ma ancora piccoli : Thérèse, Pauline e Daniel. Ciononostante padre
e madre protestarono con veemenza quando le gemelline furono loro tolte e
dichiarate sotto tutela del governo canadese e, nientemeno, pupille di
Giorgio V, re d’Inghilterra. Venne così organizzata la famosa “ pouponnière
Dionne” sotto la supervisione del dottor Dafoe: alle sue dipendenze c’erano
altri medici e soprattutto i migliori psicologi della nazione dato che si
voleva educare le bambine secondo le più moderne teorie pedagogiche. Le
cinque Dionne diventavano così un esperimento educativo di stampo
progressista…
Ma c’era dell’altro. Le piccole divennero subito ambite testimonial della
pubblicità.Per esempio furono “prestate” alla Palmolive di cui divennero il
simbolo: così la loro infanzia fu continuamente esposta ai media. Erano
gemelle identiche ed era forse questo a far impazzire il pubblico: cinque
bambole uguali, con vestitini e pettinature uguali fino all’ultimo fiocco
nei capelli. “Fummo un’operazione commerciale “ dirà un giorno Annette.
Le cose erano destinate a cambiare ma non in meglio.
(1. Continua) Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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