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Parrà incredibile ma è vero: Ermengarda, quella dalle
trecce morbide, per intenderci, quella studiata da generazioni di studenti
liceali che, adulti, ancora si ricordano dell’ accusativo alla greca ( “
sparsa le trecce…lenta le palme…rorida di morte il bianco aspetto”:
l’eroina manzoniana dell’ “ Adelchi”, insomma, non si chiamava per niente
così. Anzi, peggio: il suo vero nome è sconosciuto . Per i lettori italiani
può essere un colpo mentre all’estero, ove la tragedia di Manzoni è molto
meno nota, altrettanto poco nota è la figura della moglie ripudiata di Carlo
Magno per non dire del nome datole dal nostro scrittore.
Ermengarda è una bella figura di eroina romantica. Manzoni immagina che
l’unione della principessa longobarda con Carlo, il re dei Franchi ,sia
stata frutto, sì, della ragion di stato ma si sia trasformata in un
matrimonio d’amore: amore superficiale e labile da parte di lui, che non
esita a ripudiare la giovane sposa per motivi politici, profondo anzi
mortale da parte di lei. Rimandata al padre Desiderio, Ermengarda si rifugia
con il cuore spezzato nel convento di Brescia di cui è badessa una sua
sorella, Ansberga: e in breve lì muore, dopo aver pianto tutto il suo dolore
e tutta la sua gelosia per il nuovo matrimonio di Carlo con Hildegarde . Il
suo sacrificio non è vano, commenta il poeta, perché una fine così dolorosa
accomuna quella discendente di re longobardi a tutte le vittime fatte dalla
sua stirpe di guerrieri duri e feroci così che nessuno insulterà mai la sua
memoria e verrà anzi ricordata con pietà.
Cosa resta di tutto questo nella realtà storica? Ben poco perché, oltre al
nome della protagonista, spariscono anche tutti i sentimenti suoi e di Carlo
per il semplice fatto che non li conosciamo. Ermengarda è viva solo in
poesia.
Come si chiamasse in realtà la figlia di Desiderio non è, ripetiamo, noto:
solo una fonte tarda la designa come “ Desiderata” . Tutte le fonti sicure
la identificano soltanto come “ filia Desideri” o “ filia regis Desideri”.
L’unione con Carlo, re dei Franchi e futuro imperatore e padre riconosciuto
dell’Europa, fu contrattata per motivi politici da Bertrada madre del
giovane re ( 770) e durò meno di un anno:quando Carlo denunciò l’alleanza
con i Longobardi e si preparò a scendere in Italia per invadere il loro
regno, il suo atto preliminare fu quello di rimandare la sposa ripudiata al
padre . A questo punto la non-Ermengarda scompare dalla storia. E’ probabile
che sia finita davvero in un convento, così come ci finì l’ex re Desiderio,
una volta che Carlo lo ebbe vinto. Il principe ereditario Adelchi, da parte
sua dà un altro dispiacere ai lettori di Manzoni: non morì eroicamente come
nella tragedia ma fuggì a Costantinopoli, da dove tramò invano tutta la vita
per riavere il regno. Maria Santini
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Maria Santini è nata a
Torino ma vive a Roma da molti anni. Autrice di numerose pubblicazioni a
carattere storico e fantastico, si è occupata di narrativa per la scuola
rivisitando, in uno stile avvincente e personalissimo, i luoghi della
memoria. L'insaziabile curiosità intellettuale è un dato caratteristico di
questa scrittrice che offre al lettore una qualità di scrittura e una
capacità narrativa assai rare. Ha pubblicato in volume da Simonelli Editore:
Matilde di Canossa,
Liszt.
In edizione elettronica, SeBook, ed in Ex
Libris, su
www.ebooksitalia.com,
i Pascoli del Mistero e
Sette Romanzi Gialli
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