|
Un pomeriggio per Bianciardi
Non sapendo come rendere omaggio a Luciano Bianciardi, uno scrittore e un
uomo vero, ho deciso di dedicargli un pomeriggio d'estate, facendo una
passeggiata nelle strade che hanno fatto da sfondo ai suoi anni milanesi e
che, più o meno mascherate, sono presenti nelle pagine de "La vita agra", il
suo bellissimo romanzo che è anche un ritratto preciso e spietato, migliore
di tanti saggi storici, della trasformazione sociale, culturale e oserei
dire antropologica che si è verificata in Italia tra la fine degli anni
Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta.
Partenza d'obbligo da Brera. La casa di via Solferino 8 dove ha vissuto
in una pensioncina al terzo piano che non esiste più e al suo posto c'è un
palazzo nuovo, moderno e razionale: non gli sarebbe piaciuto.
Poi il dedalo
di viuzze che Bianciardi ha percorso in lungo e in largo.
Sono ancora tutte
lì, ma molto cambiate. Le vecchie case di tolleranza sono diventate
costosissimi locali alla moda. Brera oggi è un quartiere di lusso, altro che
pensioncine e ristoranti economici per emigranti appena arrivati.
Un rapido passaggio in via Fatebenefratelli per vedere il lussuoso
palazzo dove c'era la prima sede della Feltrinelli, la casa editrice che ha
licenziato Bianciardi per scarso rendimento: lo accusavano di arrivare tardi
in ufficio e di trascinare i piedi quando camminava nei corridoi, lui
comunque si è vendicato scrivendo pagine al fulmicotone nelle quali fa a
pezzi un certo mondo "tutto fumo e niente arrosto" dell'editoria.
In via Turati il grattacielo della ex Montecatini, il "torracchione" come
lo chiamava lui, è sempre lì in attesa di un anarchico che lo faccia saltare
in aria.
Adesso sono in via Domenichino, davanti al condominio dove era venuto ad
abitare con Maria, la sua donna. Forse è stata la sua unica vera casa
milanese. Qui non è cambiato niente; al pian terreno c'è ancora il
supermercato di allora, il tempio del consumismo che lo mandava in bestia.
Attraverso la strada come faceva Bianciardi nelle sue passeggiate mattutine
prima di cominciare a massacrarsi con le traduzioni. Ecco l'edicola di
piazza Amendola dove si fermava a comprare i giornali, entro a prendere un
caffè nel bar all'angolo, ma non c'è più la vecchia padrona che lo guardava
storto perché aveva la barba lunga e andava a spasso alle dieci del mattino.
L'ultima tappa è in via Boccaccio, la stazione finale della "via crucis"
milanese di Bianciardi. Me ne vado via subito; non so a che numero fosse
venuto a stare e poi qui ormai Luciano aveva già deciso di andarsene per
altre strade. Da un pezzo ne aveva pieni i corbelli di tutto e di tutti.
Silvano Calzini
Qualche altro lettore vuole inserire
in questa Bacheca Virtuale l'elenco personale
delle sue letture preferite, delle sue "cotte" letterarie?
Le sue riflessioni e "provocazioni" sugli autori più amati?
O, semplicemente, gli itinerari più originali e personali
per entrare nel mondo di un autore?
È il benvenuto. Invii il suo testo a ed@simonel.com
Ti piacciono queste pagine? Vuoi sostenere
questo spazio on line tutto e sempre dalla parte della cultura? Puoi farlo
acquistando contrassegno i libri
Simonelli Editore. Basta una
e-mail e non
paghi mai in Italia le spese postali.
© Copyright by
Simonelli Editore
Vietato copiare o linkare senza autorizzazione
Any copy or link is forbidden without permission. |