La risposta di Pier Carpi

Pochissimi testi mi hanno aperto il cuore e colpito nell'anima come quello di Benito Ciarlo, che ha capito, amato e vissuto il mio romanzo «Gesù contro Cristo», facendo delle osservazioni e traendo delle conclusioni, sul piano teologico, poetico e morale, di rara efficacia. Grazie, Benito Ciarlo, mi hai dato la gioia di sentirmi capito come scrittore e come uomo. Per rispondere a tutte le considerazioni, dovrei scrivere un altro libro: ma l'esempio di Ciarlo dovrebbe essere seguito da critici cattolici, stampa cattolica, librerie cattoliche che sabotano il mio libro senza leggerlo, basandosi solo sul titolo.
Voglio raccogliere alcuni dei punti toccati da Ciarlo, tralasciando quelli di elogio, che ho molto gradito, ma preferendo quelli del dubbio. È l'Uomo Gesù che vince, e la sua realtà, tra tante sofferenze, malattie, paure, è per questo mille volte più grande ed esalta il sacrificio immenso del Dio. Giusta l'osservazione sulla problematica di Paolo VI: nel mio libro Satana è una presenza inquietante e costante, che tenta in tutti i modi di impedire all'Uomo Gesù di compiere il destino che egli stesso si è dato, per amore dell'umanità.
Mi spiace di aver dato l'impressione che gesti e miracoli di Gesù non siano tali, ma semplice suggestione. Io credo al Gesù dei miracoli, scintille della fede sposata al divino. La parabola che spinge l'ammalata di lebbra, che resta tale, tranne che nell'aspetto, è misura di giustizia: Gesù non distrugge il fico che non dà più fichi? Non è motivo egli stesso di scandalo, quando dice di essere venuto a portare la guerra e non la pace, che intende mettere i padri contro i figli?
Non cerco di penetrare il mistero di Dio, ma del Figlio dell'Uomo. In quanto a Lazzaro, mi sono rifatto alla frase evangelica: «Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti». È Cristo infatti il primo a vincere la morte, secondo la verità giovannita.
Una frase mi colpisce a fondo, perché comprende l'essenza del libro e la mia stessa condizione spirituale: «l'inutilità del prodigio rispetto all'eterna verità della Parola». Sì, la Parola è il Tutto. Distruggo il mito della Sacra Famiglia, ma lo ricostruisco alla fine, quando Giuseppe capisce Gesù. La sessualità di Maria dobbiamo comprenderla per accettarla nei suoi valori più alti, contro la sua mercificazione. È vero, Satana vuole essere ucciso perché si sente inutile, assieme agli dèi falsi e bugiardi. La pietra dalle sette facce è un oggetto sacro come il Graal, che finirà a Giovanni, che se ne servirà per scrivere l'Apocalisse. Mosè usa il suo potere per arrivare al vero Dio, al suo e nostro Dio. Giuda non lo riabilito, ma ne giustifico le scelte, fatte per amore e non per mero tradimento. Amo soprattutto Pilato, la Maddalena e Salomè. In quanto a Caino, il Sgnore dice: «Guai a chi tocca Caino».
Avrei molto da dire ancora ma non mancherà l'occasione.
Grazie, amico Benito Ciarlo.

Pier Carpi


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