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Cronache da una "Realtà" con un
Grande Passato e un Radioso Futuro...
Scandali &
Scandali
di
Nicoletta
Sipos
Milano, 22 gennaio 2007
n.
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Viaggio dentro l'intricato caso
Stoiber
Venerdì
19 gennaio 2007 la parabola politica di Edmund Stoiber, 65 anni, potente
leader della CSU (la cristiano democrazia bavarese) nonché presidente
della regione Baviera, sembrava in pratica definita. Uscendo sconfitto
dall'ultimo braccio di ferro nel direttivo del partito, Stoiber
annunciava che, per il bene della Baviera, considerava conclusi i suoi
mandati. In altre parole: il 30 settembre 2007 avrebbe rinunciato alla
presidenza bavarese (detenuta da 15 anni) e alla guida del partito (in
sue mani da 8 anni).
L'impressione generale era che I recenti scandali avessero snervato
l'uomo bruciando una carriera un tempo brillante e proseguita di
vittoria in vittoria per 33 anni fino a farlo apparire imbattibile.
Eppure, a conti fatti, lo scandalo si era rivelato più forte. Ed è
proprio sotto questo punto di vista che la storia di Stoiber ci sembra
esemplare.
Vediamo dunque meglio i due momenti cruciali che la stampa tedesca ha
evidenziato: la lunga lotta di Gabriele Pauli, presidente della
provincia di Fürt, la più piccola provincia bavarese, contro il potente
ras. Gabriele, 49 anni, una donna ancora bella e senza peli sulla
lingua, una figlia di 19 anni, due divorzi, un'avventurosa passione per
la moto e una straordinaria capacità di comunicare con gli elettori, si
era lanciata con audacia nella sfida. Nelle ultime settimane del 2006
aveva criticato Stoiber apertamente, denunciando il suo corso
autoritario, ribadendo che il ras non era più all'altezza del tempi e
chiedendogli di fare un passo indietro per il bene di tutti. Stoiber si
è però sottratto al confronto politico, ribattendo altezzoso: "Cara
signora, lei non ha tutto questo potere".
Ma gli argomenti della Pauli hanno fatto presa su media ed elettori,
soprattutto quando si era aperto il dibattito sugli errori di Stoiber. A
cominciare dal corso suicida preso con la Banca regionale bavarese che
sotto la sua presidenza si era accollata una serie di investimenti
sbagliati che avevano ridotto di oltre la metà il valore delle azioni
danneggiando migliaia di piccoli investitori.
La Pauli ha continuato così la sua marcia, imperterrita, in una nube
sulfurea. Mentre lei ha continuato a salire nella stima del pubblico,
Stoiber non ha smesso di vacillare. Poi, la botta finale, con l'anno
nuovo. Salta fuori una telefonata compromettente fra Michael Höhenberger,
capo gabinetto di Stoiber, e un intimo della Pauli cui Höhenberger
voleva carpire informazioni privatissime sulla vita privata della donna,
del tipo amori e droga, con lo scopo manifesto di trovare i suoi punti
deboli per demolirne la credibilità. Il collegamento con Stoiber è stato
immediato. Peccato che dimenticando le regole della scandalogia
Höhenberger che richiedono sempre una coraggiosa linearità, abbia
tentato di giustificarsi con giochi linguistici e abbia sostenuto a
oltranza di voler solo capire la Pauli, o scambiare due pettegolezzi
innocui con un amico, senza mai pensare a screditarla.
Argomenti contorti che hanno irritato a dismisura l'opinione pubblica
anche dopo che, nel vano (e tardivo) tentativo di bloccare lo scandalo
Höhenberger ha finalmente rassegnato le sue dimissioni riconoscendo le
sue responsabilità. Secondo la scandalogia, per bloccare la tempesta
Stoiber avrebbe dovuto riconoscere più o meno apertamente le proprie
responsabilità prendendo la situazione di petto. Di contro è rimasto in
silenzio per tutto il tempo. E così la Pauli ha avuto buon gioco a
denunciare quel comportamento come una chiara prova di debolezza. A
nulla è servito che sia stata invitata al ricevimento d'inizio anno, con
un molto fotografato colloquio tra lei e Herr Stoiber. Anzi, vedere
faccia a faccia i due contendenti, lui troneggiante e rigido, lei
fragile ma sempre determinata, ha richiamato alla memoria di tutti la
biblica lotta tra Davide (Pauli) e Golia (Stoiber).
Il secondo momento importante è arrivato a metà gennaio, quando il
tabloid “Bildzeitung” ha iniziato una campagna di fango contro il
ministro bavarese per l'Economia Horst Seehofer, il più accreditato
successore di Stoiber. E così, il 15 gennaio si è saputo che Seehofer,
sposato e padre di tre figli, aveva un'amante. Il 16 è emerso poi che
l'amante segreta attendeva un figlio. Ancora una volta dietro le
rivelazioni si è intravista la mano di Stoiber, deciso a distruggere gli
avversari a qualunque costo. Dunque con il più antico degli scandali.
Ancora una volta gli è andata male, anche perché Seehofer, ha usato una
vecchia tattica sempre efficace in questi casi, rifiutando di discutere
in pubblico la sua vita privata. Dunque, no alla strategia Clinton fatta
di mezze ammissioni, scuse balbettate, disquisizioni filologiche
sull'atto sessuale, ammiccanti richieste di comprensione per certe
debolezze maschili. Solo un semplice e nettissimo: “Non parlo del mio
privato”. Cosa che il ministro ha ribadito ulteriormente il 18 gennaio,
dopo le improvvise dimissioni di Stoiber, Sottolineando però che
continuava a considerarsi in lizza per la successione a Stoiber.
Come proseguirà l'intricata vicenda?
È certo, intanto, che la promessa (minacciata) uscita di scena di
Stoiber, arrivata con la violenza di un uragano, finirà sicuramente per
scompigliare molti giochi in Germania. Per ora, l'incertezza è massima.
A livello locale è già iniziata una lotta durissima per subentrare al
dimissionario, e bisognerà vedere quanta energia sprecheranno i delfini
per combattersi tra loro anche sulla scia dello scandalo, dimenticando
le solite emergenze sul tavolo, dalla disoccupazione al prezzo della
benzina. A livello nazionale, la cancelliera Merkel esce a tutta prima
rafforzata (Stoiber non l'ha mai considerata molto e non l'ha nascosto),
ma bisognerà vedere quale corso prenderà la CSU senza di lui e,
soprattutto, quale consistenza avrà. La CDU rischia infatti di perdere
un alleato potente e con esso la "scarsa" maggioranza sulla SPD.
Per gli appassionati di scandalogia politica, un caso da manuale.
Sappiamo, infatti, che gli scandali arrivano come una pioggia di
meteoriti a sconvolgere il quadro del potere costituito. E finché la
lotta politica dura, sono destinati a continuare. Anche perché Stoiber,
benché dimissionario, resta al potere per i prossimi otto mesi e
comunque, il 21 gennaio sembrava già avere superato la botta della crisi
e annunciava a muso duro: "Non resterò con le mani in mano”. Il che può
annunciare l'arrivo di altri scandali mirati a colpire al cuore i suoi
nemici. O colpi bassi del nemici contro di lui.
Insomma, le danze sono appena iniziate. La cronaca è destinata a
continuare.
Nicoletta Sipos
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