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Non solo Auto ...e i medi
piccoli e piccolissimi
editori di libri?
3 Febbraio 2009
In un video che potete vedere qui a destra mi chiedo: siamo la Repubblica Italiana o la Repubblica della Fiat?
Un intervento nello stile che qualcuno di voi pare apprezzare, parlando francamente, liberamente, come un giornalista che fa anche l'editore e che da 66 anni sente il dovere, visto che faccio innanzitutto il giornalista, di non operare inginocchiato di fronte a chicchessia (quanti sono i giornalisti italiani che possono vantare di comportarsi o di essersi comportati sempre così?), di dire chiaramente quello che pensa.
Dovere che sento non soltanto per etica professionale ma soprattutto per rispetto nei confronti di chi legge, guarda e ascolta ogni mio intervento.
La domanda del video non è poi così tanto retorica.
Sgorga dall'essere anche un italiano "d'annata" di avere, da cronista, constatato che questa grande azienda italiana è stata sempre sostenuta come nessuna altra in questo nostro Paese da interventi pubblici, quindi tratti dalle tasse che gli italiani onesti pagano, per superare i tanti momenti di crisi che hanno punteggiato la sua esistenza.
Lo so che è in atto una crisi economica epocale, lo so che il comparto dell'auto sta attraversando in tutto il mondo un periodo di profonda crisi.
So anche e perfettamente che in Europa come altrove si approntano o sono stati messi in atto interventi a sostegno di questo settore produttivo che ha il suo punto di forza nel fatto di occupare un numero molto alto di addetti e che quindi di fronte alla prospettiva di creare problemi a decine, a centinaia di migliaia di dipendenti e quindi di altrettante famiglie, gli aiuti non si fanno attendere perché per chi governa sarebbe devastante essere considerato responsabile d'una disoccupazione altrettanto devastante.
So pure che in questo caso - almeno da quanto è stato dichiarato e messo nero su bianco dall'attuale governo Berlusconi - se aiuti ci saranno saranno indiretti - leggasi incentivi alla rottamazione eccetera - in modo da non essere mirati soltanto alla Fiat ma a qualunque altra azienda automobilistica che opera nel nostro Paese: Renault, Volkswagen, Bmw, Mercedes eccetera.
E mentre apprezzo questa impostazione resto molto attento nel verificare che le cose vadano davvero così e che non si risolvano poi invece di fatto in aiutini alla nostra azienda automobilistica che nel corso degli ultimi sessanta anni di aiutino in aiutino si è ritrovata ad essere la monopolista - lo dico salvo smentite che sarò subito pronto a pubblicare - nel settore automobilistico e che ha visto la sua proprietà molto aiutata a non dover intaccare i propri capitali.
Bene, anzi male, malissimo.
Sì, perché subito si pone grande, enorme attenzione al mondo dell'auto e a pochissimo altro.
Un mondo che, sia detto francamente, e qui parlo da utente, da automobilista, negli ultimi paio d'anni è stato "drogato" in Italia da interventi che hanno reso impossibile la vita a chi aveva auto d'annata ma perfettamente funzionanti e assolutamente poco inquinanti ma che per definizione ti impedivano di muoverti entro grandi città come Milano. Hanno così reso la vita talmente impossibile da costringerti a cambiare la vettura se volevi continuare a muoverti. Un ringiovanimento del parco auto di cui ha beneficiato innanzitutto l'azienda nazionale che a mio parere non brilla per rapporto qualità-prezzo.
Un ringiovanimento al quale mi sono dovuto "obbligatoriamente" sottoporre io stesso e - parlando sempre da automobilista comune - ho preferito il rapporto qualità-prezzo di una azienda che non era quella nazionale...
Ma lasciando le auto finalmente in garage veniamo a tutto il resto.
Tutto il resto va bene?
Tutto il resto non ha bisogno di alcuna attenzione?
Prendiamo quel resto che a me interessa particolarmente: quello dell'Editoria dei Libri.
Gli antiberlusconiani viscerali, quelli che placano le loro cattive coscienze, la loro mancanza di idee, di proposte, di iniziative, attribuendo ad ogni piè sospinto la colpa di tutto quanto accade di negativo in Italia a Silvio Berlusconi, faranno "slurp, slurp" a questo punto.
Questa volta lo faccio anche io ma non dando per scontato che le cose stiano maliziosamente così, attendendo invece fiduciosamente dal governo di Silvio Berlusconi l'attenzione necessaria e interventi significativi.
Ebbene, mi attendo che il governo di Silvio Berlusconi, attraverso i suoi ministri dedicati, si occupi dell'editoria dei libri.
E non se ne occupi limitando la sua ottica a quello che fa la Mondadori, la Einaudi eccetera, alla case editrici di proprietà dello stesso presidente del consiglio, od alle altre grandi realtà editoriali come RCS, il Gruppo Messaggerie - Longanesi, il gruppo De Agostini.
Non solo.
E rivolgendo l'attenzione al mondo dell'Editoria dei Libri non abbia come suo unico interlocutore l'AIE l'Associazione Italiana Editori che non è affatto rappresentativa di TUTTI gli editori italiani e soprattutto non rappresenta affatto le circa settemila medie, piccole e piccolissime case editrici italiane.
Già, circa settemila realtà che in gran parte hanno uno o due addetti e poi alcune qualcuno di più.
Circa settemila realtà editoriali che coinvolgono la "miseria", a star larghi, di ventimila persone, poca roba come si vede di fronte alla "botta" dei sessantamila che si troverebbero in difficoltà se la Fiat si trovasse in difficoltà.
Chi nel governo di Silvio Berlusconi avrà la pazienza ed il tempo di volgere la propria attenzione a questa altra realtà dell'editoria italiana?
Qualcuno nei giorni scorsi ha scritto su facebook che io credo alle favole se do una grande fiducia a Silvio Berlusconi.
Io credo nella favole perché non accetterò mai l'equazione che per essere un intellettuale certificato in Italia bisogna essere un antiberlusconiano viscerale ed aver firmato un atto di fede per Marx, Lenin, Che Guevara e forse anche per Mao Tse-tung.
Libero come sono, credo, salvo prova provata contraria, in Silvio Berlusconi e nel libero pensiero.
Ho tante e articolate idee per intervenire a favore dei circa settemila medi, piccoli e piccolissimi editori italiani e trasformare profondamente ma radicalmente la realtà di un mondo editoriale che è ostaggio della MASSACRANTE logica dell'industria culturale di Mondadori, RCS e tutti gli altri.
C'è la voglia di affrontare a livello governativo questi problemi?
Resto in fiduciosa attesa. Se ci siete, battete un colpo.
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