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sulla MERITOCRAZIA
I cialtroni esistono anche, e molti, tra gli editori che io mi ostino a chiamare non piccoli ma indipendenti.
Ed è naturale che là dentro se ne annidino molti visto che tra le oltre cinquemila sigle che si danno l'autotitolo di editore c'è di tutto un po'.
Ad essere buoni, diciamo che saremo non più di quattrocento in Italia gli editori indipendenti ovvero quelli che non appartengono a grossi gruppi editoriali, che hanno una produzione costante di almeno 6/10 titoli l'anno, che hanno una distribuzione nazionale nelle librerie, che godono di una attenzione mediatica ancorché saltuaria.
Sì, si annidano tanti cialtroni fra i cosiddetti editori indipendenti.
Come quello che firmandosi semplicemente come "un editore", secondo le regole migliori delle lettere anonime, mi scrive testualmente a commento di un mio video: «La saccenza con la quale si esprime, caro Simonelli, è davvero disgustosa. Anzichè avvicinare i "piccoli piccolissimi" editori, li allontana. Continui pure a prodursi i suoi e_book. Un Editore».
E mentre rassicuro il mio anonimo e vigliacco interlocutore che di libri elettronici continuerò a produrne tantissimi, la sua reazione che si unisce ad altre simili che ho ricevuto in questi ultimi tempi - sempre tutte regolarmente anonime - mi conferma quanto sia corta la vista degli "pseudocolleghi" e come sia messo male in Italia un mondo editoriale (indipendente) che vive in un mondo globalizzato ed è mentalmente fermo alla preistoria. Un mondo editoriale (indipendente) che non è neppure capace di fare un minimo di sistema ma rimane intrappolato nelle geliosucce e nelle furberie di scapino.
Il mio video, tanto "offensivo" consiste - andate a guardarlo [L'ultima frontiera dell'Editoria Indipendente] - in una chiacchierata di cinque minuti in cui papale papale, senza giri di parole e senza alcuna diplomazia, spiego ai "colleghi" l'opportunità che offro loro di entrare nel mondo dell'editoria elettronica con il Progetto eBooksItalia.
Sì, lo spiego con molta franchezza perché il mio atteggiamento non è quello che vuole vendere qualcosa a qualcuno, il mio atteggiamento non è quello di chi sta elemosinando alcunchè ai colleghi ma di chi cerca di far capire loro che è certamente un atto di mia generosa liberalità offrire una opportunità del genere.
Sì, perché che aderiscano o non aderiscano francamente non me ne viene economicamente niente. Ovvero me ne viene in percentuale se aderiscono ed i loro eBook vendono. E quello che non capiscono questi anonimi sciacalli della editoria indipendente che costruire una realtà come eBooksItalia è stata un grosso investimento, cosa che possono capire tutti gli internauti consapevoli, naturalmente non quelli stupidi o magari "furbetti" oltre che cialtroni che fanno parte di coloro i quali sono convinti che operare professionalmente online, fare seriamente eCommerce, mettere in piedi un sistema di vendita di libri elettronici con sistemi di protezione dei contenuti adeguati, di pagamento sicuri e di amministrazione ha un suo costo.
Già, sono tanti in questo Paese editorialmente già fuori mercato della rivoluzione tecnologica che immaginano di recuperare ad un certo punto il tempo perduto magari rubacchiando qualcosa qua e là ed illudendosi di potersi muovere online magari agganciandosi gratuitamente a qualcuno.
Sono quegli pseudoeditori della serie che si fanno il loro sito, dove mettono in vendita i loro quattro libri e poi si meravigliano che nel loro sito non c'entri nessuno e che non vendono un accidente di libro online.
Sono quelli stessi che danno anonimamente dell'arrogante a chi li pone di fronte alla realtà ed ha la generosità, sottolineo generosità, di offrire loro di fare un salto di qualità in realtà online che i visitatori ce l'hanno ed anche i compratori se naturalmente offrono testi commercialmente validi.
Naturalmente io non offro nessuna garanzia di vendita.
In una realtà, parlo ora dell'editoria tradizionale, in cui il 70 per cento dei nuovi titoli pubblicati in un anno vende zero copie in libreria, è chiaro che nessun serio professionista può dare garanzie del genere. Ma tra il fatto di vendere zero copie in librerie e vendere zero copie di un libro elettronico c'è una sostanziale differenza. Nel secondo caso non esistono costose giacenze in magazzino di libri invenduti ed è possibile eliminare i "pesi morti" con un click a costo zero.
Chi è un vero professionista dell'editoria comprende l'importanza di questa differenza, comprende anche che il successo commerciale è sempre legato alla capacità di offrire "prodotti eBook" che abbiano un loro mercato. E quale altro "prodotto" a basso impatto di investimento come il libro elettronico consente di fare tutti gli esperimenti necessari per identificare e mettere a punto la propria nicchia di mercato?
I professionisti dell'editoria indipendente, se ci sono, mi hanno capito.
Tutti gli altri, i cialtroni, i furbetti, i furbastri continuino pure a farsi l'autoritratto della loro cialtroneria inviandomi messaggi anonimi.
Vi consiglio di andare a vedere cliccando qui come immagina il futuro dell'editoria Editis, uno dei più grandi gruppi editoriali francesi che riunisce più di 40 sigle editoriali, ha 2.400 dipendenti, e la cui produzione spazia dalla varia, ai libri scolastici, ai libri per ragazzi, alle enciclopedie.