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«Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita. Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano»
Oriana Fallaci
 (da un'intervista del 1979, di Luciano Simonelli, approvata dalla scrittrice).


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Fermate quella Legge che in Italia
distruggerł Internet


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  È stata subito ribattezzata Vox Populi la Legge della Tassa su Internet il progetto di legge sull'editoria del sottosegretario Ricardo Franco Levi. La nuova pregnante iniziativa del governo di Romano Prodi è però destinata a dare un colpo niente affatto benefico a chi in Italia opera nella Rete. Un colpo che potrebbe essere mortale per chi opera in Italia online.
  Fino ad ieri la rivolta era generale perché pareva coinvolgere in tutta quella serie di adempimenti burocratici che obbligherebbero chiunque opera online ad iscriversi al Roc, al Registro Operatori della Comunicazione, con le conseguenze fiscali (scommettiamo?) che ne scaturiranno anche chi aveva semplicemente aperto un Blog online.
  Ora il sottosegretario ha precisato che rientrerà sotto gli obblighi del suo disegno di legge soltanto chi opera su internet con fini d'impresa, escludendo dunque il singolo privato che da solo utilizza la Rete. L'obiettivo, ha ribadito ancora Levi, resta quello di regolamentare il settore editoriale "in modo che non ci siano operatori troppo forti che violano le leggi sulla concorrenza e del pluralismo".
  "Siamo tutti d'accordo nell'affermare - ha aggiunto il sottosegretario - che il giornale on line deve avere le stesse caratteristiche di responsabilità del giornale di carta". Classificare ed avere un registro degli operatori sul web risponde dunque, ha spiegato Levi, alla necessità di evitare condizionamenti e alterazioni del mercato, "ad esempio attraverso la distribuzione o la raccolta di pubblicità su internet" evitando cosi' posizioni dominanti.
  Come troppo spesso accade quando si parla di Rete ho davvero l'impressione che chi ne parla e legifera sia chi non conosce davvero la realtà.
  Se la conoscesse davvero, non userebbe per Internet logiche di ragionamento che sono valide soltanto offline.
  Dove sono online gli operatori "troppo forti che violano le leggi sulla concorrenza e del pluralismo"?
  Anzi, accade diametralmente l'opposto.
  Ed accade anche che i giganti offline dell'editoria e della comunicazione non trovino nella Rete quella stessa posizione stradominante che hanno nel mercato reale e che di fatto soffoca la crescita di qualsiasi piccola azienda che nasca nello stesso settore, grazie anche a tutta una serie di norme e di leggi che di fatto le privilegia rispetto ai piccoli e ai piccolissimi.
Basterebbe parlare dei finanziamenti pubblici all'editoria che non vanno affatto ai piccoli editori ma ai grossi gruppi editoriali, sì.
  E che dire di situazioni monopolistiche della distribuzione nei grandi spazi, nei supermarket eccetera?
  Internet ha dato da oltre dieci anni a questa parte una speranza a chi, in un mondo condizionato dai grandi monopoli dell'industria della comunicazione e dell'impreditoria in genere, ha una idea imprenditoriale.
  Grazie ad Internet, grazie al fatto che sulla Rete non esistono investimenti impossibili ed anche grazie al fatto che la Rete mette direttamente in contatto il produttore con il consumatore, vi è una opportunità davvero democratica di fare impresa.
  Sì, allo stato attuale delle cose, in questo regime di libertà della Rete che esiste globalmente (fatta eccezione dei Paesi a regime dittatoriale) non esistono operatori troppo forti che violano le leggi della concorrenza e del pluralismo ma vi è l'opposto: in Internet, diversamente da qualsiasi altro mercato, le piccole imprese hanno ancora la possibilità di nascere con la speranza reale di crescere e non, come avviene offline, di non poter crescere se non hanno la possibilità di investire significativi capitali.
  Con questa legge che si vuole approvare in Italia c'è il vero rischio che anche online accada quello che succede offline, che soltanto operatori molto forti possano sopravvivere (un bel risultato, non c'è che dire messo in piedi da parte di chi si definisce di sinistra e quindi dalla parte dei più deboli...) e quindi si snaturi quella che in tutto il mondo è la realtà di Internet ovvero un grande incubatore e sviluppatore di nuove imprese ed iniziative commerciali innovative.
  Un grande e liberissimo incubatore e sviluppatore di nuova imprenditoria in cui non si paga alcuna tassa allo Stato per il semplice fatto di esserci.
  Un grande e liberissimo incubatore e sviluppatore di imprese in cui le tasse che si pagano sono quelle sui profitti sulla base dei bilanci annuali che ogni azienda anche online fa.

Conversiamone su The Web Park Speaker's Corner
(7 novembre 2007)

(Continua)
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Luciano Simonelli

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