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Fra inchieste e precariato
Acuni pensierini mi frullano in testa in questi giorni e ve li elenco qui di seguito pronto ad approfondirli, ammesso che ci sia ancora qualcuno che abbia il piacere di conversare, anzich monologare, sul forum, su The Web Park Speaker's Corner
Che stiamo vivendo una stagione per così dire strana non c'è ombra di dubbio. E non c'è affatto dubbio che ogni giorno pare essere una contraddizione del giorno precedente. Il caso Catanzaro ed il polverone che ne è seguito con la avocazione dell'inchiesta al magistrato che la stava conducendo ha sollevato qualche perplessità. Senza entrare nel merito di una questione sul cui sviluppo ce ne daranno conto le cronache quotidiane vien da pensare ad ogni persona normale come me che cambia l'ordine dei fattori ma il prodotto non cambia.
Mi pare che il comportamento degli organi istituzionali coinvolti nella inchiesta di Catanzaro, chiamata "Why not" e condotta dal magistrato Luigi de Magistris non sia diverso da quello dei tempi in cui era al governo il centro - destra. Ora addirittura si è tolta, in maniera per carità prevista dalle regole legislative, l'inchiesta al magistrato inquirente. Insomma, mi viene da pensare che cambiando l'ordine dei fattori poi alla fine il prodotto non cambia...
Passando ad altro, passando a quel precariato che è al centro delle manifestazioni di questi giorni, mi viene un pensierino a latere che forse per la sua semplicità e banalità viene spesso dimenticato. Certo che il precariato non è una bella cosa. Certo che bisogna operare affinché nessuno speculi su rapporti di lavoro a tempo eternamente determinati. Certo che si deve operare affinché ognuno possa avere la sua opportunità di lavoro a cosiddetto tempo indeterminato.
Sì, certo tutto questo.
Ma è anche certo che in Italia c'è una massa di persone stupidamente convinta che è un dovere dello Stato di procurarti il lavoro; stupidamente convinta che devi startene alla finestra ad attendere la manna dal cielo; stupidamente convinta che hai DIRITTO ad un lavoro vicino alla tua porta di casa; stupidamente convinta che innanzitutto si deve avere il lavoro e poi è un optional se quel lavoro lo si svolge al meglio, con la serietà e la dedizione che richiede ogni tipo di lavoro.
Non mi è piaciuta affatto l'uscita sui "bamboccioni" del ministro Padoa Schioppa, l'ho trovata inopportuna e di cattivo gusto, è comunque una verità che, guardandosi intorno, si incrocia una massa di giovani e meno giovani niente affatto disposta a rimboccarsi le maniche ma eternamente in attesa che lo Stato risolva i loro problemi di lavoro.
Qualcuno li ha evidentemente illusi e qualcuno continua ad illuderli che le cose debbano andare così ma è certo che per loro non ci sarà futuro se non avranno la determinazione ed il coraggio di prendere il destino nelle proprie mani. E questo che cosa vuol dire? Vuol dire "vivere" ovvero vuol dire che mentre si cerca una soluzione di lavoro omogenea con gli studi fatti, con la qualifica professionale ottenuta, con i sogni e le ambizioni personali da realizzare, bisogna darsi da fare, adattarsi a lavori temporanei, andare nelle città dove può oggettivamente esserci la possibilità di fare il lavoro o svolgere la professione che si desiderano.
Io, tanti anni fa, siccome desideravo fare il giornalista e non avevo allora alcuna possibilità di farlo standomene a Siena, non ho esitato a trasferirmi a Milano. E nel capoluogo lombardo non ho trovato nessun aiuto. Mi sono adattato a fare tanti lavoretti prima di riuscire ad approdare nel mondo del giornalismo con un contratto vero al Corriere della Sera con destinazione in un settimanale che ho amato molto: La Domenica del Corriere.
Conversiamone su The Web Park Speaker's Corner (20 ottobre 2007)
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