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Chierici, Chierichetti e Tabù
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Ginevra, 17 Settembre 2012 - n. 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 -  27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - 68 - 69 - 70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75 - 76 - 77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82 - 83 - 84 - 85 - 86 - 87 - 88 - 89 - 90 - 91 - 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97 - 98 - 99 - 100 - 101 - 102 - 103 - 104 - 105 - 106 - 107 - 108 - 109 - 110 - 111 - 112 - 113 - 114 - 115 - 116 - 117 - 118 - 119 - 120 - 121 - 122 - 123 - 124 - 125 - 126 - 127 - 128 - 129 - 130 - 131 - 132 - 133 - 134 - 135 - 136 - 137 - 138 - 139 - 140 - 141 - 142 - 143 - 144 - 145 - 146 - 147 - 148 - 149 - 150 - 151 - 152 - 153 - 154 - 155 - 156 - 157 - 158 - 159 - 160 - 161 - 162 - 163 - 164 - 165 - 166 - 167 - 168






I sindacati italiani
sono poco democratici
e poco trasparenti

  Premesso che i sindacati sono, in democrazia, una componente essenziale della società, uno dei più resistenti tabù della Repubblica Italiana, sul quale l’autocensura di giornali e di altri regna sovrana, è la critica ai sindacati che dovrebbero essere invece giudicati e criticati come ogni altro ente di pubblica rilevanza.
Agli articoli 39 e 40 della Costituzione che li riguarda non è mai stata data piena attuazione e di conseguenza si comportano come enti al di sopra di tutto e di tutti. E l’articolo 39 dice che condizione per la loro registrazione a norma di legge è uno statuto che sancisca un ordinamento interno a base democratica.
Ma, i sindacati nostrani sono guidati da una oligarchia di funzionari che si coopta al potere e che non è eletta dagli iscritti. Le decisioni su scioperi e contratti non sono decise democraticamente dagli stessi iscritti, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono decise a tavolino dai notabili. E pare che non vi siano neppure strutture ed organizzazioni interne e democraticamente valide per far votare su tali argomenti tutti gli iscritti.
Tale situazione dà ai vertici la certezza di non dovere rendere conto a nessuno e si comportano di conseguenza. Non spinge a rinnovarsi, a sentire la base, ad avere nuove idee, a fare un esame di coscienza, con la conseguenza che l’azione dei sindacati è spesso obsoleta, se non ottusa.
A parte i guasti fatti in passato con stupidaggini come “il lavoro variabile indipendente” o l’aver sparso per decenni la cultura del “solo diritti, ma non doveri”, sono tuttora legati al concetto che lavoro e datore di lavoro sono contrapposti e sempre in contrasto tra di loro e non sono invece, pur nel rispetto delle reciproche prerogative, diritti e doveri, componenti che devono collaborare nell’interesse dei lavoratori, dei datori di lavoro e dell’economia del paese.
Con la conseguenza che, tra l’altro, con liturgie e riti stantii ed ottusi, minacciano e dichiarano scioperi inutili che non risolvono alcun problema e non sono di utilità alcuna per chi lavora. O bandiscono manifestazioni, marce ed altre sceneggiate simili che, parimenti inutili, oltre che a bloccare traffico, a danneggiare chi lavora ed a costare per la necessaria presenza di forze dell’ordine, sono fatte spesso per lo più da pensionati lieti di una scampagnata, se del caso anche nella capitale, visto che il sindacato offre il costo delle trasferte.
Mentre a livello locale dove c’è più dialogo, più comprensione della realtà, più realismo, i rapporti sindacali con le controparti sono, nella maggior parte dei casi, ragionevoli, a livello nazionale si vive in un limbo astratto.
I tre più grandi sindacati erano una volta manovrati da partiti ai quali si riferivano le rispettive ideologie che dettavano anche i comportamenti sindacali. Ma, ora che la situazione è cambiata, logica e buon senso vorrebbero che le varie sigle sindacali si unissero in un unico sindacato visto che i lavoratori hanno pari diritti ed esigenze economiche indipendentemente dai sindacati ai quali sono iscritti. Ma gli oligarchi si guardano bene dal farlo per non perdere il loro potere, anche economico, all’interno del proprio sindacato. Abituati a fare il bello ed il cattivo tempo vedono la fusione come un attentato alle loro prerogative e continuano a volersi, stoltamente e senza alcun ragionevole motivo, differenziare.
I sindacati hanno immensi patrimoni dei quali i notabili non rendono conto a nessuno, come sarebbe invece loro dovere. Né agli iscritti che ne sono i proprietari di fatto, né all’opinione pubblica che ha il diritto di sapere. E questa mancata trasparenza fa pensare male, molto male.
Corollario del fatto che i vertici non rispondono a nessuno e si sentono al di sopra di tutto e di tutti è anche la loro prosopopea di sentenziare e salire in cattedra su argomenti vari che non li riguardano assolutamente e sulla politica che è attività di eletti e non di funzionari autocooptati.
I sindacati italiani sono centri di potere senza controllo e qualche giornalista o politico dovrebbe sentire il dovere di occuparsene.
Chi ne ha il coraggio ?

   Ettore Falconieri
   twitter@ettorefalconier


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Ettore Falconieri, genovese, operatore finanziario a Ginevra, ha collaborato in gioventù con Giovanni Ansaldo alla redazione de Il Mattino di Napoli.
Ha pubblicato Il RITORNO DEI LUPI (Lombardi), una novella filosofica e ABBASSO I CHIERICI - Arringa di un incolto per una filosofia di tutti (Archinto).
In I CHIERICI SIAMO NOI - Le religioni dovrebbero fare un passo indietro (SeBook ed Ex Libris - Simonelli Editore) Falconieri ritorna, sulle riflessioni già sviluppate nel precedente «ABBASSO I CHIERICI». Nel 2009 Ettore Falconieri firma un nuovo eBook/ExLibris: «Non ci siamo annoiati» (Simonelli), la saga di una grande famiglia italiana nell'arco di quattro generazioni.



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