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IL MANIFESTO di Carlo Federico

TERZA PARTE

Ricchi di tutto il mondo, unitevi!

15.

 

Colazione Gratis e altro.

Mi accingo con riluttanza a trattare argomenti da quattro soldi. Forse non sono cose così triviali, se possono scuotere i sentimenti profondi di alcuni. Parliamo dunque di ingiustizia: cioè di ricchezza e distribuzione di essa, argomenti che un vero Ricco naturalmente disdegna. «Avere» è qualcosa di così pedestre che mi sento imbarazzato... il vero Ricco può in fatti possedere alcuni beni terreni, ma [opportunamente] se ne dimentica, immerso nel suo viaggio interiore. Mi dà tanto sui nervi, sentire gente che critica e rimprovera Coloro Che Hanno. Forse perché io posseggo un appartamento in centro, una casa di campagna sulle colline qui vicino e un cottage al mare? Ma io non ci penso mai, a queste cosette: ci sono così abituato, mi sono così familiari: non me le ricordo nemmeno (salvo il momento di maledire le tasse).

La bruttezza del Possedere. Non dovremmo tutti trascurare questo frivolo argomento, questo insignificante luogo comune? Nessuno dovrebbe sentirsi oppresso dal pensiero «io Ho»: e soprattutto i Ricchi che hanno dimenticato perfino il verbo Avere non dovrebbero in alcun modo sentirsi imbarazzati dall'idea delle loro proprietà. Umberto Eco fa egregiamente il suo lavoro di scrittore di sinistra per i suoi appassionati di Rose e Pendoli, senza sentirsi condizionato dal suo bell'appartamento a Parigi né dai milioni che ha onestamente guadagnato. Perché io dovrei vergognarmi della mia AlfaRomeo 16 valvole TwinSpark? Tutti noi dovremmo concentrarci sulla Gioia che la gente può trovare attraverso l'Illuminazione, e mai essere turbati - o peggio guardati di traverso - per i nostri successi materiali. Le nostre proprietà non sono in cima ai nostri pensieri, quindi nessuno venga a ricordarcele dentro a discorsi di redistribuzione!

Comunque, odo un tonante consenso risuonare: «Naturalmente, noi Ricchi, i fortunati, DOBBIAMO fare qualcosa per aiutare quegli sfortunati. È una vergogna, questa ingiustizia. Qualsiasi persona di buona volontà e buon senso non può avere dubbi sulla direzione in cui la nostra attitudine interiore di Ricchi deve guidarci. Noi, che abbiamo avuto la fortuna di nascere tra confortevoli mura, dove anche abbiamo avuto l'immeritato privilegio di una educazione umanistica che ci fa gustare la nostra ricchezza interiore nella sua migliore manifestazione, l'altruismo, noi dobbiamo prendere l'iniziativa e raddrizzare le storture...»
Lottiamo contro l'egoismo umano, distruggiamo le barriere che tengono gli sfortunati legati alla loro miseria, costruiamo un mondo nuovo e più giusto eccetera eccetera.

Davvero? Sicuro? Non vi suona un campanellino del sospetto, a parole come «Combattere», «Distruggere»... che ricorrono così spesso in questi appelli generosi? Qualcuno tra noi ricorda qualche esempio storico in cui combattimenti e distruzioni non portarono con sé cattive conseguenze come effetto collaterale? Tra parentesi: non dimentichiamo mai che quando la gente condanna l'egoismo, è quasi sempre l'egoismo degli altri: il fardello dell'altruismo è meglio sia portato da altri, dai ricchi (da nazioni più ricche della nostra = l'America! = o da persone della nostra patria ritenute più ricche di noi).

Ed ecco la domanda clou: c'è qualche punto debole in tali entusiastici appelli ad agire generosamente?

(15.Continua)