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IL MANIFESTO di Carlo Federico

SECONDA PARTE

Ricchi di tutto il mondo, unitevi!

12.

 

Questa pretesa conversione spirituale al contro-egoismo = intesa come solidarietà sociale imposta per legge dall'alto = è giudicata, dal cosiddetto senso comune della maggioranza, necessaria per evitare di pagare il fio per l'egoismo e le cattive azioni del passato. Dobbiamo redimere le nostre colpe, dicono. Ah Ah, miei amici! E questa sarebbe la "saggia" opinione prevalente nella sapiente classe media, questa risibile supponenza dei nostri vicini deambulanti nel sonno? Questi sonnambuli sembrano incapaci di vedere un po' più avanti del loro naso nei secoli futuri la vera questione, Essere o Avere, che è qualcosa a livello essenzialmente individuale e non c'entra un fico con qualsiasi utopistica "organizzata" trasformazione della società nel suo complesso. Essi continuano a ronfare nello stessissimo stato mentale tipico degli adoratori sumeri del dio Nanna della Luna, cinquemila anni fa, con la loro idea degli dei da placare con nostri sacrifici perché non ci tolgano la loro protezione e non capiti una nuova inondazione (narrata nell'epos di Gilgamesh-Utnapishti = chiamato più tardi Noé in una tradizione più recente) come meritata punizione per le nostre colpe.
Essi sembrano immaginare che un tipo di uomo più "spirituale" - cioè non egoista - possa essere pianificato dall'alto (dimenticando tutti i fallimenti nel coniare l'umanità dentro stampi utopici, dall'Homo Orans all'Homo Sovieticus), possa essere creato da gente che può legiferare e comandare qualsiasi cosa, incluso il "disinteresse". Tutto ciò è così infantile che non meriterebbe un briciolo del nostro tempo per discuterne, se non fosse per l'insistenza sull'idea di colpa. Questa dovrebbe essere analizzata un po', a beneficio delle generazioni future che potrebbero trovare tutto ciò incomprensibile, quando studieranno la storia di questo secolo.

Oggigiorno la classe media ha una sorta di relazione ipnotica con la colpa, dovuta alla tradizione millenaria sull'argomento. Soltanto pochi resistono a non voler essere iscritti nell'elenco dei colpevoli. La retorica sulla colpa è diffusissima. Perciò Kenneth Minogue pensa che quando si riuscirà a ripudiare il senso collettivo di colpa (o meglio il senso di colpa collettiva!) ciò costituirà un cambiamento culturale di importanza storica. La colpa collettiva è stata a lungo un luogo comune della politica contemporanea. Molti membri della classe media sono stati persuasi a vedere l'auto-denigrazione come un dovere e segno di coltivata sensibilità. Eppure se riuscissero a svegliarsi un po' dovrebbe capire che si son messi in ciò che Minogue chiama trita-sassi morale, accorgersi che sarebbero incapaci di evitare la colpa anche conducendo una vita senza macchia, soltanto perché la colpa consiste nell'essere parte di una società colpevole. Essi sono incoraggiati a soffrire un debilitante senso di responsabilità per tutti i mali sociali, e questa è una irrazionalità che implica, tra altre fesserie, l'idea che noi siamo onnipotenti su tutti i problemi.
Una industria del lamento, specializzata in rituali di recriminazione, produce politiche (basate sull'idea di colpa) orientate a distribuire il molto ambìto status di vittima, e conseguenti fenomeni di discriminazione alla rovescia contro i supposti colpevoli del passato. Chi non sa che essere un Maschio Bianco Eterosessuale c'est la faute par excellence? Certamente: secondo il vocabolario delle vittime, noi persone bianche siamo affettuosamente definiti come Membri (Carenti di Melanina, Geneticamente Oppressivi) della Minoranza Globale di Mutanti Albino-genetico-recessivi in Via di Estinzione, come spiega il professor Becky Thompson di Brandeis in un manuale distribuito dalla American Sociological Association.
A livello internazionale qualsiasi stato moderno, osserva Minogue, può essere analizzato (e delegittimato) come creatore di ingiustizie storiche, ognuna in attesa di riparazione. Queste richieste di risarcimento dominano l'agenda politica, sono tasse psicologiche imposte da vittime professionali alle non vittime che hanno ereditato la Colpa. La politica diventa un melodramma intorno alla redenzione di una società peccaminosa, con particolare focalizzazione sulla classe media. Inculcare questo complesso di colpa è sempre stata una passione del socialismo, e se ne è sentita l'eco in occasione di molti interventi alle Nazioni Unite, luogo di emanazione gassosa della Colpa, per non parlare della fabbrica di colpevoli per eccellenza, l'UNESCO. All'interno di ogni nazione il problema è molto sentito, tutti parlano di Welfare-benessere da garantire da parte dello Stato, ma prima o poi verrà al pettine il nodo dell'economia che deve pagare per servizi il cui costo cresce più della capacità di pagare... il pubblico dovrà arrivare ad interrogarsi dov'è la linea di demarcazione tra responsabilità sociali e individuali. Ciò forse aiuterà molti preoccupati di Colpa a raggiungere l'età adulta. Come scrisse Worsthorne, mentre è perfettamente logico che una società pensi ai meno fortunati, non dovrebbe essere incoraggiata a pensare come loro.
E questo potrebbe essere un riferimento all'America di oggi con il suo "puritanesimo decadente", una singolare combinazione di scansare le proprie responsabilità e dire a tutti gli altri cosa devono fare, ognuno sempre pronto ad accusare altri per i suoi problemi piuttosto che ad accettare responsabilità per sé. La litigiosità legale americana sta praticamente abolendo il concetto di sfortuna. Un autista ubriaco può intentare causa all'ospite che gli ha permesso di ubriacarsi. Un cittadino importante sorpreso a indulgere in appetiti illegali proclama molto volentieri di essere una vittima, non uno stupido.

(12.Continua)