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Quando leggere è un piacere
e una autentica passione
    
Milano, 27 Maggio 2011

Tutta la guerra
minuto per minuto
di Chevallier

  Meglio di un film, più realistico di un documentario storico. Questo è il succo de “La paura”, scritto dal francese Gabriel Chevallier (1895 – 1969). Rifacendoci a una storica trasmissione radiofonica dedicata al calcio, potremmo definire il romanzo una “librocronaca” minuto per minuto della Grande guerra, a cui l’autore partecipò dall’inizio alla fine come soldato semplice. C’è tutto: le trincee, gli assalti all’arma bianca, i periodi di stasi, i generali ottusi, gli ordini insulsi, le notti al freddo, il sangue, le ferite, i morti, lo sporco, il sudiciume, ma soprattutto c’è lei, la vera protagonista del romanzo. La paura. Raccontata per quello che è veramente, e per come la prova un ragazzo sbattuto in prima linea; uno che non è né un eroe né un vigliacco, ma soltanto un uomo che come tutti gli altri, i suoi compagni d’armi o anche i nemici tedeschi, non può non provare paura di fronte a quel massacro immane, in cui è difficile trovare un senso. Quando sei lì, a tu per tu con la morte, parole come patria, militarismo, senso del dovere vanno a farsi benedire. Le anime belle e tutti quelli che parlano della guerra standosene lontani, a casa oppure magari nel quartier generale di Compiègne possono pure storcere il naso, ma le cose stanno così.
Il libro ha una storia curiosa. Fu pubblicato per la prima volta nel 1930, venne poi ritirato nel 1939, alla vigilia della nuova guerra perché si temeva che minasse l’entusiasmo bellico dei francesi. Ritornò poi nelle librerie solo nel 1951 e infine riedito nel 2008. In Italia viene tradotto ora per la prima volta. Nel frattempo Chevallier aveva raggiunto il successo letterario con il ciclo “Clochemerle”, una sorta di saga umoristico-campagnola.
Lo stile del romanzo è secco ed essenziale, ma quando descrive le scene di combattimento tocca punte di alta drammaticità e porta il lettore nel cuore dell’azione. Se il paragone non fosse irriguardoso, verrebbe da pensare alle grandi battaglie descritte in “Guerra e pace” da Tolstoj:

“Sono circondato da sibili, scoppi, fumo. Dei soldati mi spingono urlando, con un lampo di follia negli occhi, e vedo una scia di sangue”.

Bellissimo l’ultimo capitolo del romanzo, intitolato “Cessate il fuoco!”, nel quale Chevallier descrive il senso di vuoto e di smarrimento che coglie il protagonista e i suoi compagni quando tutto finisce. Si intuisce che non sarà facile girare pagina da un momento all’altro per tutti quei ragazzi che hanno passato quattro anni di sofferenze e di dolore che li segneranno per sempre:

“Per anni ci hanno tenuto davanti a corpi straziati e putrefatti, corpi di fratelli, fino al giorno prima, nei quali era inevitabile vedere l’immagine di ciò che saremmo stati anche noi il giorno dopo…Ed ecco che la pace è arrivata all’improvviso, come una raffica di mitragliatrice, come una fortuna inattesa in sorte a un uomo povero e malandato”.



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Silvano Calzini

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  Silvano Calzini, milanese, laureato in Scienze politiche, terminati gli studi ha iniziato a lavorare come redattore editoriale presso varie case editrici. Oggi, cinquantenne, si è lasciato alle spalle l’entusiasmo iniziale, ma non l’amore per le buone letture, Londra, certi silenzi e altro ancora.  









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