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di Silvano Calzini

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Quando leggere è un piacere
e una autentica passione
    
Milano, 15 Dicembre 2006


  Edgar Allan Poe:
  un uomo tra la folla


U
na vita breve, tormentata, trascorsa tra il disordine e gli eccessi, segnata da una compagna fedele e inseparabile: un'angoscia assoluta. Sto parlando di Edgar Allan Poe (1809 – 1849), lo scrittore americano che ci ha lasciato una serie di racconti straordinari. Quello che mi è sempre piaciuto di più e che secondo me rappresenta anche un ritratto indelebile di Poe è "Un uomo tra la folla".
Si svolge a Londra ed è la storia di un uomo che, dopo una lunga malattia, esce per la prima volta e si mette a osservare la folla da dietro le vetrate di un caffè. Comincia a guardare i passanti prima in modo impersonale, poi a poco a poco, attraverso i vestiti, il modo di incedere, l'espressione dei volti, cerca di capire a quale categoria sociale appartengano. A un tratto un vecchio dall'aspetto cupo e singolare cattura la sua attenzione e, spinto da un bisogno irrinunciabile di saperne di più su quell'uomo, esce dal caffè e si mette a seguirlo attraverso le strade della città. Una cavalcata che dura tutta una notte e una giornata intera, con il vecchio sempre immerso tra la folla e terrorizzato all'idea di rimanere anche per pochi istanti da solo. L'inseguimento terminerà senza nessun risultato se non la consapevolezza dell'impossibilità di capire il segreto dell'uomo della folla.
"Annientato dalla fatica com'ero, al cader della seconda sera, affrontai risolutamente lo sconosciuto e lo fissai negli occhi. Ma egli fece la vista di non accorgersene. E riprese, d'un subito la sua solenne andatura, mentre io rimanevo immobile a guardarlo, e a seguirlo non mi bastava più l'animo. 'Questo vecchio – dissi allora a me stesso – è il genio caratteristico del delitto più efferato. Egli non vuole rimanere solo. è l'uomo della folla. Sarebbe invano che io continuassi a seguirlo, giacché non riuscirei a sapere di lui e delle sue azioni nulla più di quanto egli già non mi abbia fatto sapere.'"
Il significato del racconto è l'impossibilità di arrivare a una vera conoscenza e testimonia come il percorso della vita sia lungo, tortuoso, faticoso e ahimé senza alcun risultato perché alla fine non ci sarà nessuna scoperta della verità. Ma, come tutte le storie di Poe, anche questa è una fonte inesauribile di riflessioni. Pensiamo a quella folla, per certi versi la vera protagonista del racconto, e in mezzo alla quale anche noi oggi viviamo più che mai. Come il vecchio del racconto, tutti sembriamo avere un bisogno quasi fisiologico della folla. Usciamo al mattino e andiamo al lavoro incolonnati insieme a una moltitudine di nostri simili, appena abbiamo un momento libero andiamo a divertirci in luoghi pieni di gente, sia uno stadio o un cinema, quando arrivano le vacanze ci muoviamo tutti insieme per poi ritrovarci ancora una volta in posti affollati. Siamo perennemente uomini tra la folla e nello stesso tempo siamo sempre più soli, estranei a noi stessi come agli altri.
Credo proprio che Poe fosse ben consapevole di questa sorta di condanna a cui sembra destinato l'esistenza umana. Una folle corsa in fondo alla quale cerchiamo disperatamente di scorgere un barlume di luce, ma che invece ci vede già condannati in partenza alla sconfitta. Come il protagonista del racconto di Poe siamo spinti da forze misteriose e a noi sconosciute a muoverci, ad agire, ad andare sempre avanti sotto la pinta inesorabile della nostra angoscia, piccole rotelline di un meccanismo infernale di cui non riusciamo a capire l'origine e il fine.
La mattina del 3 ottobre 1849 un uomo in preda al delirium tremens venne trovato davanti a una locanda di Baltimora, nessuno lo riconobbe, venne trasportato d'urgenza all'ospedale della città dove morì poco dopo. Era Edgar Allan Poe, un uomo tra la folla.

Silvano Calzini
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