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di Silvano Calzini

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Quando leggere è un piacere e una autentica passione         Milano, 18 luglio 2005
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L'arte del silenzio di Vercors

“ - Addio.
Bisognava averla attesa all’erta quella parola per poterla udire, ma infine la udii. Von Ebrennac pure la udì, e si raddrizzò, e il suo volto e tutto il suo corpo parvero distendersi come dopo un bagno riposante.
E sorrise, di modo che l’ultima immagine che io ebbi di lui fu un’immagine sorridente. E la porta si chiuse e i suoi passi svanirono in fondo alla casa.
L’indomani, quando scesi a prendere la mia tazza di latte mattutina, era partito. Mia nipote aveva preparato la colazione, come ogni giorno. Mi servì in silenzio. Bevemmo in silenzio. Fuori un pallido sole splendeva attraverso la nebbia. Mi parve che facesse molto freddo.”
Termina così “Il silenzio del mare”, il piccolo-grande racconto pubblicato in Francia clandestinamente sotto l’occupazione nazista nel 1941, ma destinato a diventare una delle più alte testimonianze sulla dignità umana. L’autore è Vercors, pseudonimo di Jean Bruller (1902 – 1991), disegnatore satirico, partigiano nella resistenza francese, fondatore della casa editrice Editions de Minuit e poi nel dopoguerra autore di pochi altri romanzi, mai più all’altezza di quel primo straordinario gioiello.
La storia è quella di un ufficiale tedesco che, durante l’occupazione nazista in Francia, prende alloggio in una casa di campagna abitata da un anziano signore e da sua nipote. Il militare è un musicista colto e raffinato che ama e rispetta la Francia e la sua cultura, ma tutti i suoi tentativi di dialogo con la coppia che è costretta a ospitarlo si infrangono contro un muro di ostinato e dignitoso silenzio. Eppure in quel mare di silenzio nasce una straordinario rapporto di comunicazione, costruito non con le parole ma attraverso gli sguardi, i gesti, le sensazioni, la grande dignità dei personaggi e il muto rispetto che si instaura tra di loro.<br> Quaranta pagine di grande finezza e intensità che sono anche una lezione da mandare a memoria in questi nostri tempi in cui tutti parlano e straparlano in un’overdose di parole il più delle volte inutili e vuote. Viviamo nell’era della comunicazione, siamo continuamente frastornati da messaggi che arrivano da tutte le parti, ma sembra impossibile creare un vero dialogo tra le persone e le culture. Troppo chiasso, troppo frastuono, tutti parlano e nessuno ascolta.
Bisognerebbe insegnare l’arte del silenzio, magari a cominciare dalle scuole, imparare a cogliere il valore di certe emozioni che non hanno bisogno di parole, ad assaporare il gusto di sensazioni che durano un attimo ma sono destinate a segnarci per sempre. Ecco allora forse potremmo ritrovare qualche granello di quella magica atmosfera che si crea tra le quattro mura del salotto dove si svolge tutto “Il silenzio del mare”.

Silvano Calzini


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