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di memoria, cultura e molto altro...      Ravenna, 4 Novembre 2007



<<< NOVITÀ - STRENNA DI NATALE 2007
          È uscito, sta arrivando in Libreria: Ordinalo online
          per non rischiare di perdere la tua copia

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  Mentre arriva
  in libreria
  “Una Canzone
  al Giorno”...

  Quel titolo, Adulti con riserva, mi ha catturato immediatamente e il libro me lo sono messo subito in casa senza nemmeno avere la pazienza di aspettare che Mondadori me lo spedisse a casa per una recensione. Non ce l’avrei proprio fatta a trascorre un lunghissimo week end sapendo che negli scaffali della libreria ci stava un libro che morivo dalla voglia di leggere e con l’incubo di sentirmi dire il lunedì mattina dal libraio Gigi che il libro era andato bene, era esaurito e che si aspettava il rifornimento dal distributore.
  Non ce l’avrei proprio fatta ad aspettare altri due o tre giorni, sì due o tre giorni perché in questa dannata periferia dove vivo tutto arriva sempre stramaledettamente in ritardo al punto che ti stupisci a volte della puntualità del sorgere e del tramontare del Sole. E così me lo sono acquistato, 16.50 eurazzi, ma avevo un bonus che mi era stato dato in omaggio la scorsa estate per una conferenza che avevo tenuto sotto le stelle e siccome non solo chi le fa ma anche chi le organizza è convinto che fare conferenze sia un mestiere da “non dant panem” ci si sente quasi sempre dire, sa non abbiamo soldi e non possiamo permetterci di pagare però voglia gradire, se non si offende, un buono libri alla libreria Feltrinelli.
  Ovviamente non mi sono offeso e così non ci ho pensato due volte prima di acquistare Adulti con riserva che, me ne ero dimenticato, porta la firma di Edmondo Berselli.
  Il titolo è veramente un capolavoro, ma dubito che possa intrigare l’assiduo popolo delle librerie. Penso proprio che a recepire (che brutta parola, lo ammetto…) il messaggio sarà solamente quella categoria di persone - i cinquantenni e sessantenni di oggi - che per anni e anni è stata terrorizzata da quella sigla “Ar”, sì la “erre” era minuscola, posposta al titolo del film che tu ovviamente volevi andare a vedere ma che ahimé non si poteva vedere perché quell’”Ar” sentenziato dal Centro cattolico cinematografico, che aveva una sigla CCC dall’aria minacciosa e torvamente carabinieresca (altro che CC, qui si trattava addirittura di CCC!), te lo vietava. E così, porco cane, ho dovuto aspettare alcuni anni prima di decidermi di andare a vedere “Artisti e modelle” con Jerry Lewis e Dean Martin perché quel film era interdetto alle sale parrocchiali, le uniche che potevamo frequentare per via dei prezzi che erano stracciati come le pellicole che proiettavano, tutte tagli e orrende rigature.
  E sapete perché era interdetto?
  Perché ci stavano donne troppo scollacciate e addirittura mostrava la scena di una procace attrice che, uscita dalla doccia, si asciugava le belle gambe. Era veramente troppo!
  E Adulti con riserva era il primo membro (mmmh!) di una triade peccaminosa che comprendeva anche “S” (quella lettera così sinuosa pareva il serpentello che tentò Adamo ed Eva) che voleva dire “sconsigliato” ed “E” che stava per “escluso”, un film che ti avrebbe reso l’anima talmente nera che a lavarla tutta non sarebbe bastato nemmeno un tir di “Omo”, quello che lavava più bianco del bianco, anche se non era facile comprendere un concetto del genere che sapeva quasi di metafisica.
  Ma il fatto è che questi giudizi venivano anche estesi ad altre forme di divertimento e per questo motivo quella volta che vennero ad esibirsi in città i mitici Platters alla festa dell’Unità (i Platters, per la verità, erano in fase calante ma erano pur sempre i Platters!), quella volta dunque varcai col batticuore la soglia del Festival passando sotto a un sinistro garrire di bandiere rosse che facevano da corona alle gigantografie di Togliatti e di Gramsci, che con quegli occhialini da esistenzialista e quel cognome che sibilava sinistro come i vessilli che aveva attorno inducevano in me un sentimento quasi di paura accompagnato da un fortissimo senso di colpa (cosa dirò mai al prete nella prossima confessione?). Ecco come ci aveva ridotto quel tipo di educazione, ma tutto sommato quelli furono anni veramente beati e Berselli sa ricostruirli con grande maestria dal suo osservatorio personale.
  Non è la prima volta che Berselli ci regala di queste cose, lo ha già fatto altre volte e sempre ha fatto centro, con quel suo modo sbarazzino e personale, un po’ alla giovane Holden e un po’ alla Leo Longanesi, di leggere e intendere i fatti che è un misto fra l’ingenuo e il malandrino. E’ un libro sicuramente divertente, ma a leggere fra le righe ti accorgi che sotto sotto scorre un fiume carsico che rivendica a chiare lettere un profondo messaggio esistenziale. E se pensate che l’abbia sparata troppo grossa, andate a leggervi il libro e poi ne discuteremo. Per qualcuno, e soprattutto per quanti il buon Edmondo mette in burla, la tesi finale del libro potrebbe suonare addirittura blasfema ma non è così. E se Berselli tira giù dal piedestallo un Sessantotto troppo ideologizzato, lo fa perché ne ha capito i pregi ma ne ha assaporato anche i difetti. Edmondo, in sostanza, cerca di separare il “fumo” dall’”arrosto” e probabilmente invita i suoi coetanei a una riflessione lontana dai condizionamenti emotivi di quel periodo. A farla corta il libro mi è piaciuto assai e spero piacerà anche a voi. E poi, se proprio lo volete sapere, avevo conosciuto Berselli al tempo dei tempi quando negli anni Settanta recensivo con una certa assiduità libri scientifici sulla terza pagina del “Carlino”, attività che non sfuggì agli editori “Il Mulino” e “Zanichelli” che non gli parve vero che certi loro libri trovassero spazio sul quotidiano e allora giù a inondarmi di libri e una volta Berselli (che apparteneva a “Il Mulino”) mi telefonò e mi disse ma perché non fai un salto a Bologna così ci facciamo quattro chiacchiere magari davanti a un piatto di tortellini e io a rispondere come no, ma poi la vita sapete com’è, un impegno e un altro, andrò, telefonerò e intanto son passati quasi vent’anni che non te ne sei neanche accorto finché un bel giorno, dopo aver messo il punto a un mio libro che parla di musica e di canzoni [sta giungendo in libreria: Una Canzone al Giorno. Ma  giˆ in magazzino ed  possibile ordinarlo fin da ora online per non rischiare di rimanere senza la propria copia ], mi sono detto ma qui ci vuole una bella prefazione e chi meglio di Edmondo Berselli, che nel frattempo era diventato pure famoso, potrebbe farmela?
  Sono un tipo tranquillo e discreto e soffro molto a disturbare la gente, ma quella volta ho preso il coraggio a quattro mani e gli ho telefonato. Non si sa mai.
  Sono F.G., ti ricordi di me?
  E lui a rispondermi, e come no?
  Bene. Dopo un po’ di giorni è arrivata una introduzione da leccarsi i baffi. Una roba da restarci secco. Veramente.
  E allora, ditemi voi, titolo a parte, come potevo non acquistare subito il suo Adulti con riserva nell’attesa dell’uscita del mio “Una Canzone al Giorno” con la sua splendida introduzione?

Franco Gàbici

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Simonelli Editore consiglia di leggere:
Una Canzone al Giorno  di Franco Gàbici
Gadda - Il dolore della cognizione  di Franco Gàbici
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Franco Gàbici (Ravenna, 22 maggio 1943). Laureato in fisica, è direttore del Planetario e del Museo di scienze naturali di Ravenna. Giornalista pubblicista, collabora con articoli di scienza e costume ai quotidiani Il Resto del Carlino - La Nazione - Il Giorno - Avvenire e all'inserto "Tuttoscienze" de La Stampa. E' presidente della sezione ravennate della "Dante Alighieri". Oltre a una ventina di saggi di storia locale ("Ravenna: cento anni di cinema", "Leopardi turista per caso"...), ha scritto "Didattica col Planetario" (La Nuova Italia, 1989) ed è autore dell'unica biografia di don Anacleto Bendazzi, considerato il più grande enigmista italiano ("Sulle rime del don", Ravenna, Essegì, 1996), "Gadda - Il dolore della cognizione" (Simonelli Editore, 2002; SeBook, 2004), "Buon Compleanno,ONLY YOU!" (Simonelli Editore, SeBook, 2005), Una Canzone al Giorno" (Simonelli Editore, 2007).



 


Franco Gabici

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