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LE PRIME DUE PAGINE DI...

«Dieci giornalisti e un editore» di LUCIANO SIMONELLI

GAETANO BALDACCI
Ogni articolo uno schiaffo

Accadde un giorno del febbraio 1940. Sul tram numero 33, il dottor Gaetano Baldacci, assistente del professor Cesa Bianchi all’Istituto di clinica medica della Regia università di Milano ma con una sicura vocazione per il giornalismo, fu colpito dalla bellezza di una ragazza dalle lunghe trecce bionde e molto alta, come lui. Si chiamava Luisa Angeloni, studiava al Politecnico, aveva ventun anni.
Vederla, innamorarsene, decidere che soltanto lei sarebbe diventata sua moglie fu per lui questione d’un attimo. E, seguendo l’impulso di un carattere che lo portava a vivere sempre di corsa, a fare tutto in fretta, Baldacci cercò subito di parlarle. Ma quel vero e proprio abbordaggio, anche se cortese, naufragò in un completo insuccesso.
Come ogni ragazza di buona famiglia, Luisa Angeloni, tutta rossa in volto e con l’aria molto seccata, reagì scendendo dal tram e allontanandosi quasi di corsa. Sì, aveva notato che lui era un bell’uomo, che era dotato di un certo fascino, però lasciarsi abbordare in tram da uno sconosciuto non rientrava davvero nelle sue abitudini.
Ma a Gaetano Baldacci non mancava di certo la determinazione. Quando poi desiderava veramente qualcosa non lasciava la presa finché non l’aveva ottenuta. Quindi, non si scoraggiò affatto per quel primo insuccesso. Comprese di aver commesso una gaffe e cambiò tattica.
«Me lo trovavo di fronte ovunque andassi» ricorda la signora Luisa. «La domenica, quando uscivo da messa con i genitori, lo vedevo fuori dalla chiesa; se per i miei studi al Politecnico andavo a fare dei disegni, dei rilievi in Duomo anche lui era là; visitavo una mostra ed ecco che compariva Gaetano. Era dappertutto. Ora, però, non cercava più di avvicinarmi, di parlarmi... Poi, una sera, squilla il telefono, vado a rispondere ed è lui che dice: “Sono il dottor Baldacci ma lei, signorina, non mi conosce...”. “Certo che la conosco” esclamo interrompendolo, “ormai la trovo dappertutto!” E lui aggiunge: “Vede, signorina, vorrei tanto poterla incontrare, parlarle, ma non so come fare...”. “Si faccia presentare da qualcuno”. “Ma non conosco nessuno a Milano”. “Allora perché non prova a scrivermi una lettera?” gli suggerisco congedandolo».
appunto con una lettera, datata 20 febbraio 1940, che comincia la vera storia dell’amore di Gaetano Baldacci per Luisa Angeloni, la donna che sarebbe diventata sua moglie il 4 ottobre 1941. Comincia anche così, con questo suo scritto inedito, il nostro racconto del romanzo della vita di un giornalista, che, quando nel 1956 fondò Il Giorno, rivoluzionò il modo di fare i quotidiani in Italia e fu, per circa venticinque anni, fino alla morte avvenuta nel 1971, l’uomo più amato e detestato nel mondo della carta stampata.
«Io nacqui, Brunilde, il 17 marzo 1911, anno della guerra d’Africa, in quella Messina mediterranea, ancor tutta polverosa di macerie e sotto il peso della tragedia del 9O8» esordiva Gaetano Baldacci in quella
ironica lettera con cui si presentava alla futura moglie. «Doveva essere un giorno di sole e di vento; nacqui alle 4 del mattino, da madre siciliana ma bionda, da padre bolognese ma bruno.
«Non ricordo molto dei miei primi anni. So solo che ebbi allattamento materno [...]. Poi ch’ero molto bello e biondo, e che mio padre, a tre annetti (come dice mia madre) mi faceva sgambettare, sulle strade dirupate di quella caotica e fantasmagorica città distrutta, per chilometri e chilometri: ero dunque un promettente Paavo Nurmi. Non divenni podista; qualche anno dopo (erano gli anni dell’Intervento, di Cesare Battisti, del volontarismo, dell’Italia che voleva finalmente diventar grande) montai su un tavolo e tenni una concione. Mio padre mi guardò con curiosità; mia madre mi sculacciò; i miei zii sentenziarono che sarei diventato avvocato. L’idolatria dell’avvocatura è una delle tante debolezze dei meridionali.


...CONTINUA
IN «DIECI GIORNALISTI E UN EDITORE»
di LUCIANO SIMONELLI
Simonelli Editore, pp.372, Euro 14,47