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02/11/2006
ALDO ABUAF e "Profumo di Avana" o "Perfumes Habaneros"
Un thriller? Anche. Un giallo? Per certi versi anche quello. Ma innanzitutto e soprattutto un romanzo appassionante di un genere altro, per così dire turistico-d'azione pubblicato soltanto in SeBook sia nel suo originale italiano sia nella sua traduzione in spagnolo...





Un thriller?
Anche.
Un giallo?
Per certi versi anche quello.
Ma innanzitutto e soprattutto un romanzo appassionante di un genere altro, per così dire turistico-d'azione pubblicato soltanto in SeBook sia nel suo originale italiano sia nella sua traduzione in spagnolo. Con anche l'opzione Ex Libris ovvero di averne una copia appositamente stampata "su Misura".
Ambedue le versioni sono state scritte dall'autore, Aldo Abuaf - un non-scrittore, come si definisce, ma che sa davvero scrivere ed ha una articolata esperienza di vita anche nell'ambito turistico - che a Cuba, dove è ambientata la sua appassionante storia, ci ha vissuto a lungo.
Già, Cuba... luogo dei sogni politici infranti di tanti idealisti...


Lei, Abuaf, si ritiene un scrittore?


No, di certo. Non ho la cultura né la tecnica per ritenermi tale.


Allora come mai questo romanzo?


Beh, credo che anche senza essere “Scrittori”, se si ha qualcosa da dire e si riesce a trovarne il modo…ci si possa provare.


E lei cosa aveva da dire?


Credo di aver vissuto un’esperienza abbastanza rara e per certi aspetti forse anche unica nella mia stagione “cubana”. Ho vissuto a gomito a gomito con il pueblo di quel Paese. No, non l’ho trascorsa proprio da turista. E fin dall’inizio, ancora prima di andarci a risiedere. I miei contatti sono sempre stati con le “istituzioni” governative. Ovviamente attraverso le persone, gli esseri umani.


Ha capito tutto di Cuba?


Assolutamente no, è una realtà molto complessa. Al contrario dei nostri “scopadores” che hanno già capito tutto dopo 15 giorni, al loro primo viaggio, per me ci sono ancora tante cose da comprendere. Una delle cose che ho scoperto è la “doppia morale”, come la chiamano loro, che sono costretti a vivere i cubani. Una doppia identità, come i super eroi. Quella “ufficiale”, di facciata, per la vita quotidiana e quella “vera”, intima. Quella che si divide solo con pochissimi intimi che non sempre sono i componenti della famiglia.


Quindi il suo non è un “libro verità”…almeno, non tutta…


Non vuole essere un libro su “tutta” la verità. È un romanzo. Naturalmente, assieme alle situazioni immaginarie, non potevo evitare di far trasparire alcune esperienze o emozioni dirette.


C’è più verità o finzione?


Diciamo che, secondo me, c’è una dose di finzione credibile. Un Paese atipico, unico nel suo genere dilaniato tra il surrealismo latinoamericano, il breve seppur radicato retaggio lasciato degli “yanquis” e il realismo vetero comunista. Potrebbe essere una storia vera. Infatti alcuni fatti e personaggi lo sono…


Quali?


Alla fantasia e arguzia del lettore scoprirlo...se lo desidera.




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